Nuove promesse sulla Sanità Regionale.

Nuove promesse sulla Sanità Regionale.
Cambio di passo o vuota propaganda?

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San Leo. Un toponimo da recuperare.

MOSTRA A PALAZZO BERARDI MOCHI-ZAMPEROLI

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L'ANIMA NEL TEMPO

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INNO AL TARTUFO. Cagli 23 e 24 novembre 2019

RADUNO ANA A CAGLI

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MOSTRE D'ARTE

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Palazzo Berardi Mochi-Zamperoli - Dal 2 al 24 settembre 2017
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sabato 7 giugno 2008

SCRIPTA MANENT, VERBA VOLANT: A CAGLI SI PARLA, SI PARLA...; MA I CAGLIESI HANNO PAURA DI SCRIVERE LE LORO OPINIONI ?

La citazione del sito VIVERE A CAGLI cortesemente lanciata da G.Bartoli sul Corriere Adriatico qualche giorno fa, mi spinge a scrivere qualcosa di nuovo su queste pagine per dovere di ospitalità, per accogliere degnamente eventuali nuovi visitatori.
Molti mi chiedono come mai da un po’ di tempo ho trascurato di aggiornare il sito con argomenti nuovi, perché non ho sottolineato i tanti eventi che ultimamente hanno movimentato la vita della città, dai “Distinti salumi” alla “Festa della Pipa”, dai lavori del Palazzo Mavarelli al rifacimento di Via Don G.Celli, dalla “fiurita” per la Processione del Corpus Domini alle varie manifestazioni svoltesi in Piazza.
Come ho già spiegato in varie occasioni questo sito non è nato per una personale ricerca di visibilità, per ambizione o narcisismo, come forse qualcuno ha voluto credere, tanto è vero che all’inizio era del tutto anonimo. Il mio progetto è stato da sempre quello di costruire uno spazio a disposizione dei miei concittadini e, perché no, delle istituzioni, dove confrontare le diverse opinioni sui temi di attualità che coinvolgono i cagliesi. Non voglio possedere una bacheca virtuale a mio uso e consumo dove affiggere le notizie scritte e manipolate da me, ma proporre un tavolo virtuale attorno al quale sedersi, una piazza virtuale nella quale incontrarsi. Vorrei quindi scrivere non solo i miei ma soprattutto i vostri punti di vista sui temi più attuali. Le fonti da cui attingere gli argomenti di discussione invece sono tanti, dalle cronache locali dei quotidiani, ai siti bellissimi ai quali non sfuggono le notizie su Cagli. Cito fra i tanti Spirito Cagliese, che migliora sempre per la completezza delle notizie fornite; Cagli Duemila, insuperabile per le belle foto che pubblica; Tutto Flaminia Marche, sito professionale, versione on line del diffusissimo quindicinale cartaceo. È sugli argomenti proposti da questi organi di informazione che vorrei raccogliere i commenti della gente e pubblicarli su VIVERE A CAGLI. Cosa che invece non è possibile negli altri siti.
Come si fa a intervenire? Semplice: con un clic sul link “commenti” o “posta un commento”, che si trova alla fine di ogni articolo, si può aprire la pagina sulla quale scrivere. Non serve registrarsi: è sufficiente scegliere fra le opzioni di identificazione quella che richiede il nome o quella di anonimo (ma in questo caso è meglio attribuirsi uno pseudonimo, per distinguersi da altri eventuali anonimi). Oppure, più semplicemente, si può inviare una e-mail sulla mia casella di posta elettronica lupa45@jumpy.it .
Se poi proprio uno non ce la fa a domare sto benedetto computer, mi può fermare per strada per consegnarmi due righe scritte a matita su un pezzo di carta.
A presto.

giovedì 10 aprile 2008

IL GIORNALE SCHERZA CON LE ELEZIONI E GIORDANO APPREZZA LA GENIALITA' DI LEONE DA CAGLI




Oggi, giovedì 10 aprile, “Il Giornale” di Milano, ha dedicato la pagina 9 a Leone Pantaleoni, il “Leone da Cagli” della “Settimana Enigmistica”!

lunedì 31 marzo 2008

LA PRIMAVERA DEI POETI EVENTO DI CULTURA “ESCLUSIVA”?

Ecco come un nostro concittadino ha voluto commentare l’incontro culturale con la poesia realizzato sabato scorso al Teatro Comunale:Mi sono un pò risentito per ciò che ha offerto al pubblico, la serata inaugurale della PRIMAVERA DEI POETI. Gli autori delle poesie presenti in sala non meritavano un trattamento simile. Con tutto il rispetto per la associazione che ha curato l'organizzazione, mi sento in dovere di evidenziare che:

SE LA SERATA RIVESTE CARATTERE PUBBLICO,
È PROPRIO DEL PUBBLICO CHE BISOGNA AVER RISPETTO NEL PROPORSI.

Nel momento in cui si sale su un palcoscenico di un teatro, si deve riflettere sulla opportunità o meno di offrire un programma che soddisfa soltanto le proprie esigenze.
Non si deve subordinare alle proprie esigenze l'uso di autori che esigono che la loro dignità venga tutelata.
La poesia, a mio modo di vedere, non va assolutamente interpretata dal punto di vista attoriale, ma molto semplicemente va letta bene. Per "letta bene" si intende: un uso corretto delle regole grammaticali e di sintassi, l'uso delle pause brevi o lunghe come l'autore vuole che vengano fatte, senza inflessioni dialettali, senza trasmettere "patos" che l'autore potrebbe non aver sentito in quel verso.
Perciò, soprattutto quando si vanno a finanziare progetti "culturali" con soldi pubblici, quindi con i nostri soldi, (comuni-provincia-regione-stato), sarebbe bene che la ricerca del consenso di parte venisse meno e si valutassero con coscienza se davvero i messaggi trasmessi siano avulsi da un ben preciso interesse privato, sebbene in buona fede. Riascolteremo, speriamo, i versi degli autori, in occasioni più consone al rispetto per il loro valore etico e letterario.
Basta di far passare per Cultura, la “Cultura Esclusiva” dell'AUTOREFERENZIALITA'. Cultura Esclusiva: un sostantivo e un aggettivo, con cui si può riassumere il concetto di cultura che da qualche tempo viene propinato anche a Cagli, non certo ai muri delle case, che loro le diverse pennellate di cultura ce l’hanno, una su l’altra, a strati, spalmate sulle facciate dalla storia, ma ai cittadini che ormai sono abbondantemente “pennellati”con uno strato di cultura sempre dello stesso colore, la cui intensità sbiadisce quasi subito e non lascia nessuna brillantezza, nessuna vivacità. Ciò sta nel fatto che la mano che muove il pennello riceve impulso sempre e soltanto dallo stesso cervello, un cervello che se pure preparato, aggiornato, confeziona immancabilmente sempre lo stesso target; si è molto attenti a che il pennello di cui sopra, non venga manovrato da una mano che riceve impulsi da un cervello diverso. Sono proprio le emozioni e il rapporto intimo con il territorio e con la città che non ricevono imput diversi, si vuole mantenere tutto allo stesso livello, tutto e tutti incappucciati dalla lenta ed uguale cappa culturale, evitando accuratamente che questa possa essere sollevata per fare sentire alla faccia, un’ aria nuova o quantomeno diversa. Si tratta, quindi, di un perfetto e perverso sistema che rallenta i ritmi, che propina la illusione di assaporare il lento piacere dei luoghi e l’illusione di sentirsi adagiati in una riflessiva meditazione. E’ questo un perfetto e perverso sistema per gestire il potere, affinché rimanga antico, vecchio e uguale, il sapore delle emozioni. Ci si può soltanto volgere indietro, ma rimane questa un’azione molto sterile se non provoca e sviluppa un sentimento critico tale da far nascere la voglia di migliorare il futuro.
Continuiamo, perciò, ad esaltare il lento sollevarsi del fumo, piacevole sensazione per il classico fumatore di pipa, ma che la nuvola si sollevi, una buona volta, al di sopra delle teste di chi guarda, affinché non ci si debba sempre volgere indietro e udire soltanto la miseria che piange, come disse il grande Petrolini:

Bello è d'intorno il rapido cadere delle morte energie, che non han fine.
Bello è nel cuore il lento soggiacere delle passioni, mentre imbianca il crine.
E qualcosa s'en va, senza che mai faccia ritorno al vivere fatale.
Volgiti indietro, e la miseria udrai, la miseria che piange, in sulle scale.


Giannicola De Sanctis

Giannicola De Sanctis è nato e vive a Cagli. Da ragazzo ha amore per il teatro comico e la musica.
Il suo lavoro diventa quello del bancario, avendo conseguito il diploma di ragioniere. Continua però a coltivare la sua passione per il palcoscenico. Ha partecipato a numerosi Laboratori di teatro e mimo. Ha curato la regia e l’allestimento di spettacoli di gruppi locali, ha partecipato come interprete in diverse rappresentazioni di commedie d’autore (Feydeau, Campanile, Dario Fo, Salemme). Si è reso promotore, assieme ad altri appassionati, della nascita di una Compagnia teatrale cagliese, La Pioletta, che tutt’ora opera a Cagli, partecipando a diversi progetti tra cui Festival Beckett nel 2007 e Cagli Festival Gaber nel Febbraio 2008.



sabato 29 marzo 2008

LA PRIMAVERA DEI POETI AL TEATRO COMUNALE

Questa sera alle ore 21 al Teatro Comunale



Inaugurazione ufficiale del festival
"La Primavera dei Poeti"
condotta dalla poetessa Ninel Donini
Saranno presenti Laurent Leon, poeta e Direttore Artistico della Primavera dei Poeti in Italia, Franca Mancinelli e Massimo Gezzi e tanti altri poeti che leggeranno le loro composizioni. L’Intrattenimento con musica tradizionale dell’America latina e tango argentino, sarà eseguito da Zulma Liliana Jaime (flauto), Katia Bovo (arpa) e da Alessandro Buccioletti (chitarra acustica).
ingresso gratuito
Con il patrocinio di:
Regione Marche, Provincia di Pesaro e Urbino, Comune di Cagli, Comune di Pergola, Comune di Serra S. Abbondio, Comune di Frontone, Comunità Montana del Catria e Cesano, Comunità Montana del Catria e Nerone
Con la collaborazione di:
Associazione Alem Eventi - Associazione Animapopuli - Associazione Castrum Montis Roli - Associazione Cristalli Nella Nebbia - Associazione Gli Ammutinati - Associazione Les Droles - Centro Escursioni Monte Catria - Centro Servizi Volontariato - Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO - Fano International Film Festival - Gruppo Astrofili Pesarese - Gruppo Speleologico Urbinate - I Poeti dell’Eremo - Istituto Comprensivo Binotti di Pergola - Mediateca delle Marche - Monastero di Fonte Avellana -Ninovisione Edizione 2008 - Pro Loco di Serra S. Abbondio - Pro Loco di Frontone - Pro loco di Pergola - Teatro dello Spiazzo -
Aldo Loris Cucchiarini
Andreina De Tomassi
Ninel Donini
Laurent Leon
Franca Mancinelli
Fabiana Marchetti
Vito Panico
Tutti i poeti e gli artisti presenti nel cartellone
E la collaborazione di:
Natura, Savim Costruzioni, Caglinfissi, Edilcasa, B.S. di Brunetti Silvano, Centro dell’Isolante, Damastini Gomme, Mediateca delle Marche, La Macina Ambiente, Libreria del Teatro, Disco Bar I due Pini, Ristorante Taverna della Rocca, Ristorante Pizzeria Ostaria del Borgo, Ristorante Pizzeria Il Gatto e la Volpe, Cantina Massaioli

sabato 15 marzo 2008

LE IPOTESI DI SALVATORE FIUME A CAGLI



A Palazzo Felici si inaugura oggi 15 marzo, la mostra personale del grande artista Salvatore Fiume (1915 - 1997) che si protrarrà fino al 4 maggio 2008.
I dipinti esposti appartengono al 'Ciclo delle Ipotesi', periodo artistico che abbraccia un arco cronologico compreso fra il 1983 e il 1989.
Fiume personalizza i frutti di un'acuta osservazione all'interno della quale ambienta alcune strepitose riproduzioni di capolavori rinascimentali che riportano il maestro idealmente a Urbino. Un armonico di dipinti, sculture, bozzetti e materiale fotografico che creano all'unisono dei paesaggi dello spirito, simboli di una sconcertante contemporaneità dei capolavori. L'ipotesi quindi si tramuta in possibilità di dialogo nel tempo fra i tempi, nello spazio fra gli spazi, la scoperta dell'eterna simultaneità dell'opera d'arte.
Ricordiamo la grande versatilità dell'artista, nato a Comiso (1915-1997).


A sedici anni, grazie ad una borsa di studio, entrò al Regio Istituto d’Arte del Libro di Urbino dove acquisì una profonda conoscenza delle tecniche della stampa: litografia, serigrafia, acquaforte e xilografia.


Qui fu compagno di studi della nostra concittadina Concetta Ciancamerla, illustratrice e curatrice, allora, di due libri realizzati interamente nell’ambito dell’Istituto, le “Rime Piccine” di Mario Giusti e “L’augellin bel verde” di Mario Gozzi; contemporaneamente a queste esperienze di Concetta Ciancamerla, Salvatore Fiume illustrava e curava la pubblicazione di “La secchia rapita” di A. Tassoni.


Nel 1936, finiti gli studi, si recò a Milano dove conobbe artisti e intellettuali fra cui Salvatore Quasimodo, Dino Buzzati e Raffaele Carrieri, iniziando ad affermarsi, grazie al suo innato talento e genialità, nel campo dell’arte.
Fu pittore, scultore, architetto e scenografo e le sue opere si trovano in alcuni dei più importanti musei del mondo quali i Musei Vaticani, il Museo Ermitage di S. Pietroburgo, il Moma di New York, la Galleria d'Arte Moderna di Milano.
La mostra intende celebrare il decennale dalla morte dell’artista esponendo 12 opere appartenenti al “Ciclo delle ipotesi”, gentilmente concesse dalla Fondazione Fiume.
Curata dalla società PiQuadro srl di Urbino, in collaborazione con la Fondazione Fiume di Canzo (Co), la mostra dispone di un catalogo edito da Electa Mondadori.
Una grande occasione per apprezzare le creazioni di questo importantissimo ed eclettico artista italiano.
Per informazioni:
PiQuadro Srl – Segreteria Organizzativa
tel. 0722 328183
email: segreteria@piquadrosrl.com


Redazione 26-03-2008 alle ore: 8:43

Una bella visita di Vittorio Sgarbi a Cagli
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E’ arrivato all’improvviso, come la neve caduta in entroterra. Proveniva da una visita al Monastero di Fonte Avellana, dove Vittorio Sgarbi si è intrattenuto con i monaci per osservare alcune novità che voleva analizzare, compresa la catalogazione e informatizzazione di tutta la biblioteca, che è davvero un impegno enorme cui Fonte Avellana si riconferma centro culturale storico di questo territorio. L’ex onorevole-critico-assessore si è fermato a Cagli dove l’attendeva la mostra di Salvatore Fiume organizzata a Palazzo Felici. Una mostra, promossa da PiQuadro di Urbino. che Vittorio Sgarbi ha apprezzato, dopo averla osservata con la consueta attenzione. Fermandosi di fronte alle opere del maestro siciliano, Sgarbi ha commentato: “Una mostra molto equilibrata con quadri che tengono insieme le opere tradizionali di Fiume, queste belle figure femminili. E poi l’inserimento della pittura moderna in particolare: De Chirico e Picasso, suoi riferimenti di maggiore forza anche per la popolarità che egli aveva aggiunto e quindi sentiva di commisurarsi con i due artisti. E poi la pittura antica: Tintoretto, Rembrandt, Rubens, ma anche Raffaello, che hanno reso le opere di Salvatore Fiume ingigantite e importanti”. La curiosità di Vittorio Sgarbi per Cagli è sempre particolarmente alta. Il critico ha voluto osservare alcune caratteristiche della città che non conosceva: l’altra metà di palazzo Felici, proprietà degli eredi Max Mochi, che a Sgarbi hanno spalancato le porte del Palazzo, facendogli visitare gli interni. Quindi Palazzo Preziosi Brancaleoni, in Corso XX Settembre, con l’interessante facciata bugnata e lo scalone monumentale da cui si accede ai piani superiori. L’ultima visita, notturna, è stata al Convento dei Frati Cappuccini, sul colle omonimo, che fu edificato sulla Rocca dei Montefeltro di Urbino, costruita nel 1481 su disegno di Francesco di Giorgio Martini, celebre architetto militare del Rinascimento. Il Convento si è inserito sul precedente edificio secondo un disegno edilizio tipico dei cappuccini del secolo XVI, conservato lungo i secoli, con restauri che ha subito negli anni 1975 – 76. Sgarbi ha ammirato l’interessante biblioteca. Accompagnavano Vittorio Sgarbi il sindaco di Cagli Domenico Papi, l’assessore ai beni culturali e monumentali Alberto Mazzacchera e Alessandro Cioppi di “PiQuadro”. Sgarbi ritornerà a Cagli il 26 aprile, per ritirare un’alta benemerenza dal Comune (lo ha svelato il sindaco) che è stata mantenuta segreta come vuole il regolamento. A Vittorio Sgarbi verrà conferita ufficialmente la Medaglia d’Oro, che è appunto un’alta civica benemerenza della città di Cagli.

sabato 8 marzo 2008

CONFERENZA DI LEONE SULLA SINDONE

Sala gremita alla conferenza di Leone Pantaleoni sulla Sindone, ieri sera nella sagrestia del Duomo di Cagli.
Mostrando eloquenti immagini della reliquia/icona, Leone ha innanzi tutto messo in evidenza la lunga serie di particolari collegamenti fra le tracce impresse nel telo di lino e le molteplici lesioni prodotte dalle prolungate torture alle quali è stato sottoposto il corpo di Cristo, dalla massacrante salita al Calvario e dalla lunga agonia della crocifissione. Poi ha preso in esame le ipotesi che, provenienti da varie fonti, mettono in evidenza la possibilità che quel telo sia un falso messo lì, come accade spesso, a sostegno di una teoria difficile da comunicare alle masse, un riferimento materiale sul quale poggiare delle fedi vacillanti. Leone ha opposto a ciascuna ipotesi le possibili risposte, difendendo con profonda convinzione la originalità della reliquia, perché per Leone di Reliquia si tratta, non di semplice icona, denunciando anche la malafede di certe posizioni. Ecco allora evidenziarsi in Leone un legame stretto tra fede e Sindone: chi ha fede non può dubitare della originalità della Sindone. È chi non crede che rifiuta la sua originalità. Ma chi ha fede non ha bisogno di una prova concreta. E se mai si dimostrasse che la Sindone fosse un falso, possibilità questa non negata neppure da Leone, come si potrebbe sanare la ferita prodotta su una fede precaria che poggiasse su argomenti concreti come la sindone ?


Leone terrà una seconda conferenza a Cagli sulla Sindone lunedì 17 marzo alle ore 16.00 presso l’UNILIT.


Conferenza di Pantaleoni alla luce d’importanti rivelazioni scientifiche che la BBC trasmetterà il sabato 22 marzo prossimo


SINDONE, UN ENIGMA SCRITTO SUL LINO


Programmata dall’UNILIT, si terrà a Cagli, nell’Aula Magna della locale Scuola Media, dalle ore 16 di lunedì 17 marzo, una conferenza dal titolo: “Sindone, un enigma scritto sul lino”. Relatore Leone Pantaleoni, da sempre il Leone da Cagli della Settimana Enigmistica. Avvalendosi dei necessari supporti visivi, Pantaleoni evidenzierà una serie d’inquietanti collegamenti fra le tracce impresse nel telo di lino e le indicazioni fornite dai vangeli sulla passione di Cristo. Quindi prenderà in esame quelle ipotesi che vertono sulla possibilità che quel telo, oltre che della morte, sia anche testimone silenzioso della resurrezione di Gesù. Va sottolineato che l’argomento assume particolare significanza nella prospettiva che proprio per sabato 22 marzo prossimo è prevista la dichiarazione alla BBC di Christopher Bronk Ramsey, secondo il quale quella al radiocarbonio che nel 1988 relegò la Sindone da reliquia ad icona, effettuata da tre scienziati, uno dei quali è proprio colui che lo ha preceduto nella qualità di direttore dell’Oxford RadioCarbon Accelerator, sarebbe un’indagine inattendibile e dunque da ripetere. Anche alla luce di successivi perfezionamenti analitici, intendiamo. Superfluo aggiungere come, nell’attesa, l’eccitazione della congrega di esperti di tutti il mondo che ruotano attorno alla Sindone sia diventata incontenibile.

Nella foto:prova d’indicibili sofferenze, ecco l’impressionante crocifisso sindonico, e cioé ricostruito secondo le indicazioni fornite dal lenzuolo conservato a Torino dal 1578.

lunedì 3 marzo 2008

LE CIPOLLE DI URBANIA AVEVANO VISTO GIUSTO?



NEVE - Le nevicate, anche a quote collinari, interesseranno tra martedì e mercoledì Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, rilievi liguri e Appennino tosco-emiliano. Nella giornata di giovedì la neve cadrà anche su Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Campania e Sardegna, mentre venerdì raggiungerà Basilicata e Calabria. Quanto alle temperature, il Dipartimento prevede che a partire da mercoledì ci sarà una diminuzione, rispetto ai valori attuali, di oltre 10 gradi.

SINDONE, ICONA O RELIQUIA?


Alle ore 21 di venerdì 7 marzo

nella prima sala della sagrestia della cattedrale,

il nostro concittadino Leone Pantaleoni, sindonologo, terrà per la Confraternita del Santissimo Crocefisso e San Giuseppe una conferenza sul lenzuolo che, secondo la tradizione, avvolse il corpo senza vita di Gesù dopo la deposizione.


“SINDONE, ICONA O RELIQUIA?”
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Giovanni:
“Ciò che abbiamo udito, ciò che noi abbiamo visto con i nostri occhi, ciò che abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della Vita, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi”

Dostoievskij:
“ Noi siamo come erranti sulla terra e, se non ci fosse dinnanzi a noi la preziosa immagine di Cristo, ci smarriremmo e ci perderemmo del tutto come il genere umano prima del diluvio”




GIOVEDI' A TEATRO IL DIO BAMBINO di ALLEGRI

Giovedì 6 marzo '08
- ore 17.30 Teatro di Cagli – Ridotto



Presentazione di "Gaber incontra Beckett" con foto di Enrica Scalfari e videointervista a Paolo Rossi (interprete nel 1989 di Aspettando Godot) a cura di Massimo Puliani presentazione di Alessandro Forlani.



A seguire "Il Teatro d'Evocazione di Gaber-Luporini" convegno con Massimo Puliani Valentino Bellucci Eugenio Allegri Alessandro Forlani Nino Finauria seguire Marco Florio Giovanni Giangiacomi Geoffrey Di Bartolomeo interpretano brani dell'opera "Il Grigio" di Gaber/Leporini




- ore 21.15 Teatro di Cagli



IL DIO BAMBINO
di Gaber-Luporini con EUGENIO ALLEGRI
regia di Giorgio Gallione produzione Fondazione Teatro Archivolto

All’interno del progetto di collaborazione con la Fondazione Gaber, il Teatro dell’Archivolto mette in scena “Il dio bambino”, un monologo scritto nel 1993 da Gaber e Luporini che, dopo "Parlami d’amore Mariù" e "Il grigio" proseguiva e approfondiva il particolarissimo percorso teatrale del Gaber di quegli anni: esempio emblematico di quel “teatro di evocazione” teorizzato ed esplorato in tutte le sue forme espressive.Di GIORGIO GABER e SANDRO LUPORINI Con EUGENIO ALLEGRI Regia di GIORGIO GALLIONE

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In collaborazione con la FONDAZIONE GIORGIO GABER
Il Dio Bambino è una storia d’amore; una normalissima storia d’amore nell’arco degli anni che dà agli autori l’occasione di indagare su quello che oggi dovrebbe essere un uomo: quali i suoi attributi, le sue caratteristiche, la sua maturità; capire se è compiuto o incompiuto, se ce l’ha fatta a diventare un uomo o se è rimasto un bambino. Un bambino che si vanta della sua affascinante spontaneità, invece di vergognarsi di un’eterna fanciullezza del tutto poco virile.E’ una storia d’amore che potrebbe essere capitata a chiunque, vista ovviamente da un’angolazione maschile. Un uomo a confronto con una donna, il miglior testimone per mettere in dubbio la sua consistenza, il suo essere adulto, la sua presunta virilità.E’ una storia d’amore che cerca di individuare quali siano oggi le differenze tra questi due esseri così simili e al tempo stesso così diversi con la consapevolezza che se queste differenze un giorno si annullassero la vita cesserebbe di esistere. Non c’è arte, né scienza, né idee, né altra invenzione dell’uomo che non nascano da questa differenza se non addirittura da questa contrapposizione.Come spesso è accaduto, Gaber e Luporini sono molto spietati nelle analisi sull’oggi, ma, tra le righe; c’è sempre un ponte con il futuro; fiduciosi non tanto per l’uomo come è, ma per le sue fantastiche, incredibili possibilità.

sabato 1 marzo 2008

SPAZIO AI NUOVI GRUPPI AL GABER FESTIVAL - Bugaron, Ramarri, Bisciari e Duccio –

Con i Bugaroni (Scarafaggi), i Ramarri e le Biscie potrebbe sembrare un festival etologico, invece è il secondo appuntamento con lo spazio "GaberCabaret" aperto alle nuove realtà e ai giovani.

Dopo il primo NO-STOP a Cantiano che ha registrato il consenso del pubblico partecipante che ha potuto apprezzare l'ironia e la comicità e la poetica di Gaber,il meeting si terrà ad Acqualagna domenica 2 marzo, nel Mercato Coperto, con inizio alle ore 18.00.
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Il programma del "Giorgio Gaber Cagli Festival" propone tre band musicali, tutte molto caratterizzate per l'interpretazione del repertorio gaberiano e per le versioni di alcune canzoni del Signor G: la Borghetti Bugaron Band con Nicola Gaggi proporrà anche una versione teatrale di "Shampoo" di Gaber, i "Rari Ramarri Rurali" con Nino Finauri ideologo e batterista, Roberto Renzoni alla pianola e al pentagramma, Claudio Tombini voce e sceneggiata, Giacomo Pietrucci sax e sorriso ammagliante e l'eclettico Riccardo Marongiu; il nuovo gruppo di Duccio Marchi con "I sonator d'la quassa", e Luigi Mariano di Roma che ha al suo attivo spettacoli su Giorgio Gaber.

E' prevista la partecipazione di Valter Bacciaglia con due suoi umoristici pezzi da cabaret e di Federico Bisciari che proporrà "Lo spaesato" di Gaber.Giornata no-stop dalle ore 18 alle 24, quindi dedicata a Gaber, ma anche con canzoni e testi originali.

Sarà il direttore del Festival Massimo Puliani, insieme alle attrici e attori de La Pioletta a "condurre" la giornata, che nella prima parte svoltasi a Cantiano, ha fatto registrare una numerosa partecipazione da parte del pubblico (con alla fine il canto corale de "La libertà è partecipazione", un po' il leit motif con lo spettacolo di Neri Marcorè che si è concluso con questo inno alla democrazia).


E' prevista anche una cena Made in Acqualagna a 15 € dalle 19.30 alle 21.00 con prenotazione 338. 9161972 (coordinamento: Sergio Ferri) .


L' ingresso al GaberCabaret, è libero per tutti con brindisi offerto ai partecipanti.



L'iniziativa è promossa da Istituzione Teatro Comunale di Cagli nell'ambito di Teatro Commission Marche che fa parte dell'Accordo di Programma Quadro delle Politiche Giovanili "Giovani. Ri-Cercatori di Senso" promosso dalla Regione Marche, Assessorato ai Beni e Attività Culturali e Politiche Giovanili.


Il progetto è organizzato da Centro Teatro Marche diretto da Massimo Puliani in collaborazione con Alessandro Forlani, con il patrocinio della Fondazione Gaber e con il sostegno dei Comuni di Cagli, Acqualagna, Cantiano, Banca Marche, Natura Srl e CNA Pesaro e Urbino.

lunedì 25 febbraio 2008

A PROPOSITO DI SPIRITUALITA’

Oggi comincia la “settimana santa”. Ma no ! non quella pasquale! Quella canora: San Remo!

Ed ecco cosa ci propina Leone da Cagli per l’occasione:


Se Sanremo non è di Pippo ma di Edipo
Curioso gioco l’anagramma. Ma a volte anche dispettoso: uno sposta le lettere di una parola o di una frase e ottiene altre parole o frasi di senso compiuto. Nell’approssimarsi di Sanremo, per il tronfiante (sì, sì, non trionfante che ne è l’anagramma!) Giuseppe Raimondo Vittorio Baudo, nell’assai più masticabile versione pop di “Pippo Baudo da Militello” propongo: “Baldi ippopotami? Duello!”.
QUANDO ANAGRAMMA FA RIMA CON MAMMA
Ci vuol niente a dire Sanremo. Ma se l'attesissimo Piero Chiambretti dovesse chiedersi depresso: "Io, per chi battermi?", ci sarebbe di che preoccuparsi circa lo stato della sua debordante e trascinante tonicità. E se poi Bianca Guaccero dovesse battibeccare con Andrea Osvart col dirle risentita: "Ero una big, cocca!", le cose non migliorerebbero. Per altro è cosa assodata che Andrea Osvart "verrà sondata". Messa alla prova, cioè. Come si conviene a chi nel rompere il ghiaccio deve anche forare il teleschermo perché ha tutti gli occhi addosso.
Non si diradano le nebbie con i cantanti di serie A. Un più inedito che nostalgico Sergio Cameriere sommessamente sospira: "Se c'era Remo Remigi!". E un Mario Venuti in versione tutt’altro che multietnica esclama: "Muoviti, nera!". Nervosetti anche Tricarico ("Corri! Taci!") e Paolo Meneguzzi ("Un pazzo è meglio!"). Per non parlare di Giò di Tonno che sbraita:"Ogni dito no!" (ma cosa mai gli stanno facendo?). La coccolatissima (e favoritissima?) Anna Tatangelo diveggia anzichenò ("Lagna? Ne ò tanta!") e fa le fusa Tiromancino con la fidanzatina ("Torno, micina!"). Lo imita con l'inglesina che vive a Parigi Michele Zarrillo ("Hallo, Liz, remerci!").
C'è da sospettare che la navigata Loredana Berté voglia inimicarsi il critico Grasso del Corrierone ("Aldo terrà bene!") intanto che Eugenio Bennato si abbandona populisticamente alla massa ("Buona gente e noi"). Infine, in un raptus di spiritualità, un dubbioso Amedeo Minghi pone con sguardo ieratico una domanda radicale: "Emma, neghi Dio?".
A proposito di radicale, che davvero si rivolga alla Emma Bonino "mangiapreti"? Mah, chissà! Certo è che ciascun virgolettato contiene le medesime lettere del nome e cognome a cui si riferisce, cambiate di posto (provare per credere!). E' la melodica e perciò orecchiabile legge dell'anagramma. Che fa rima con "Mamma", la canzone per antonomasia che quando Sanremo vagì aveva già festeggiato 10 compleanni.

Leone PantaleoniEnigmista

venerdì 22 febbraio 2008

sabato 16 febbraio 2008

TUTTI FRUTTI

Che cos’ha di particolare questo brano?




“Selene, effervescente fruttivendola senese trentenne vende merce sana (sempre molto cara!): rara (Kiwi, cocco, ananas, mirtilli), poco rara (mele, pere, pesche, verze, fichi)”

Ve lo diciamo subito:


E' composto di 23 parole e ne conta 22 monovocaliche
mentre la rimanente è panvocalica (eh sì, fruttivendola di vocali ne possiede cinque).
Naturalmente avrete capito che monovocalico significa invece che ciascun termine contiene una sola vocale. Nel senso di un unico tipo.
Resta il fatto che al posto di ciascuno sarebbe stato opportuno che avessimo scomodato il ridondante ciascheduno semplicemente perché, al pari di fruttivendola, anche ciascheduno le vocali le ha proprio tutte.

Leone PantaleoniEnigmista



A proposito di anagrammi.
Leggete come il nostro Leone ha anagrammato il proprio nome:






LEONE PANTALEONI




01) E TALE NON E' NAPOLI (immondezzaio?)
02) NONNA E' TIPO LEALE (nonno invece bara?)
03) NO, NON E' TIPA LEALE (la collega che non vorrei)
04) NELLO, PINA E ANTEO (tre uomini in barca?)
05) E' ALPINO? NON E' TALE! (tra l'altro è anche astemio!)
06) ELENA NON E' PILOTA (che sia invece hostess?)
07) LA NINEL E' POETA? NO! (caso mai, poetessa)
08) IN NEPAL E' ETANOLO (e altrove è vino?)
09) A.N. NON E' TIPO LEALE (si dice il peccato)
10) L'ENEA NON E' PILATO (lui non se ne lava le mani)
11) NO, PIA NON A' LE TELE (che le abbia Lucio?)
12) NO, ITALA NON E' PELE' (calcio femminile)
13) AL LIETO NON E' PENA (la povertà francescana)
14) ENEA NON E' LI' AL TOP (dove? A casa di Didone?)
15) E PILATO A' LE NONNE? (altrimenti le ha avute)



e questo lavoro lui lo ha definito così





"facile compitino" !



mercoledì 13 febbraio 2008

TRA EDIPO E SAN VALENTINO? NEANCHE UN INCIUCINO!



IL GIOCO - Se sacro e profano s'incontrano, anzi, si scontrano nel giorno della festa degli innamorati



San Valentino è la festa di lui e di lei. Cotti a puntino.



Ma se d'amore ne rimane un po' per l'enigmistica, le cose s'incasinano. Esempio numero uno:



Lui: - Ti amo! -.



Lei: - Che noia! -.



Ma - ci credereste? - voleva rispondergli : - Anche io! -.



La colpa dell'equivoco? Ma è dell'anagramma! Infatti le brevi frasi "che noia" e "anche io" sono composte dalle medesime sette lettere cambiate di posto.



Esempio numero due:



lui a lei, pittrice ornamentale e pesarese verace: - Decora polli! -.



Lei a lui: - Me? Ridacchio! -.



Una lite sul più bello? Macchè, volevano dirsi: - Capelli d'oro! - e - Occhi di mare! - come si fa nel crescendo del trascinante vortice de sensi.



La colpa? Ma sempre dell'anagramma, si capisce.



E per le medesime ragioni di cui sopra. E ancora:



lei, ricercatrice famosa, rivolta a lui, tutta elettrizzata, con fare di gattina: - Atomi di carbonio! -.



Lui, statua di sale come la moglie di Lot, che non sa cosa risponderle. Poverino, come capire che con quelle identiche lettere riposizionate volesse invece miagolargli: - "Bacini d'oro" (è così che lo chiama nei momenti di massima intimità), ti amo -!.



A proposito, se lui vi esclama: - Ti amo tanto! -, aspettate un attimo prima di squagliarvi, perché potrebbe avere non una, né due, e nemmeno tre, bensì otto amanti. Perché "otto amanti" è formato dalle stesse cinque vocali e cinque consonanti di "ti amo tanto".



Caspita, allora, è proprio un diavoletto intenzionato a mettere i bastoni tra le ruote nel giorno degli innamorati, questo anagramma! Ma protezione di San Valentino o meno, la cagnara è sempre dietro l'angolo. Sentite questa:



lui a lei, scuro in volto: - Avoli d'avola! (Forse Adamo ed Eva?).



Lei a lui, livida in faccia: - Chi mi soffia? (sarà perché lui si chiama Eolo?).



No, non si tratta di frasi sconnesse di chi si è appena fatto una canna. Per via d'un anagramma - stavolta eufemistico angioletto - si sono invece sparati a bruciapelo un - Va al diavolo! - e un - Mi fai schifo! -.



Fulmini e saette di Giove, altro che i leggiadri dardi di Eros! Eh, sì, non c'è verso: Edipo e San Valentino, insolubilità del profano nel sacro, non faranno mai rima con inciucino.



Leone Pantaleoni
Enigmista









Ma tra i paradossi dell'enigmistica primeggia, per ovvie ragioni onomastiche, Valentino Rossi




SAN VALENTINO, FESTA DELLE ZITELLE





Altro che degli innamorati! In realtà San Valentino è la festa delle zitelle! Paradossale che sia e antitetico che sembri, ha il coraggio - o l'incoscienza - di sostenerlo l'enigmistica.



E dell'enigmistica quel gioco, l'anagramma, dove si spostano le lettere di una parola per formarne un'altra.
Da quelle che compongono San Valentino si ottiene infatti: "Sola vent'anni", che rimanda, inesorabilmente, alla donna in eterna attesa del marito ideale.
Pseudonimo di uno sconosciuto Rodolfo Guglielmi, Valentino è il nome d'arte di quell'idolatrato Rodolfo del cinema muto, Rudy per il gentil sesso (e non solo quello) che impazziva per lui.
Se soltanto gli cambiamo l'iniziale, si ottiene una parola di senso compiuto: "salentino". Quale egli era per altro davvero, essendo nato in quel di Castellaneta nel remoto 1895, l'anno in cui scoppia in Francia l'"affaire Dreyfus". Morì a soli 31 anni, per un'ulcera perforata.
Quasi a suggellare come non sia un caso che l'anagramma del suo nome è "non vitale". Sulle sue avventure amorose da far impallidire Casanova, ventilano tante, tantissime dicerie. Leggende, insomma. Quasi a confermare come non sia una cieca combinazione che "ventilano" è un ulteriore anagramma onomastico curiosamente attinente alle vicende della sua esistenza.
Ma Valentino è anche il nome del nostro planetario asso delle moto di cui, cambiata l'iniziale, si ottiene "talentino". Dove talentino, non v'è dubbio, è qui figura retorica, detta antifrasi, che consiste nell'esprimersi con termini di significato opposto a ciò che si vuol dire.
Come nel caso esemplificativo di: - Adesso viene il bello! -. A spezzettare la parola Valentino, se ne ottengono 3: va, lenti e no. Dove "va" è la terza persona presente del verbo andare: andare, sottinteso forte, come Valentino Rossi. Dove - ottica ... Valentini a parte - "lenti" è il contrario di veloci: veloci come i giri di Valentino Rossi. E, da ultimo, "no" è l'opposto di "sì". Un sì quale unanime e scontata risposta alla domanda: - Tornerà Valentino Rossi ad essere l'uomo da battere? -.


Leone Pantaleoni
Enigmista





Battuta per San Valentino




Nati sotto il segno dei Pesci

Lui (intrufolandosi nel camerino): - L’AMO! –
Lei (seminuda al trucco): - ESCA! –




Leone Pantaleoni
Enigmista


Permetteteci un’appendice e poi di San Valentino se ne riparlerà soltanto fra un anno:

Lui: - Ramona, amica mia, mi ami?
Lei: - T’amo da molto Adamo, da morire! Lei: - E’ la moda?
Lui: - No, è amore!
Insieme: - Sì, amiamoci, non oziamo e baciamoci!

Beh, sapete quanti “amo” ed “ami” ci sono in queste pochissime righe?
Ce ne sono 15. E poi dicono che l’amore non è una subdola punta uncinata per farci abboccare!

Leone Pantaleoni

Enigmista



E MI RACCOMANDO: NON PERDETEVI GLI ANAGRAMMI DI FONDO PAGINA

martedì 12 febbraio 2008

Amando e anagrammando

PERSONAGGI CAGLIESI,
IN CERCA D’AUTORE



Amando la mia Cagli e anagrammandone le figure emergenti, ve ne propongo un po' sotto una inedita veste edipica. Invece di veste avremmo dovuto scrivere maschera ma è Quaresima e si sa che certe tradizioni vanno rispettate per una loro insita e radicata sacralità che non ammette eccezioni.

Vi faccio qui un esempio:

Nomi: 10, 2, 7 – 8, 7
Lei, rispondendo a lui che parla di loro: “Se non stan a Cagli, dici?

Lui, rispondendo a lei che sparla di loro: “Anzi, panni vecchi!

I nomi dei due personaggi cagliesi nascosti nelle arcane frasi pronunciate nel dialogo sono, chiaramente:


Giannicola De Sanctis

e

Vincenza Panichi

Tanti altri ne troverete in fondo alla pagina........................

Il numero resta aperto. Destinato a crescere, cioé. In attesa di opportune segnalazioni. Come non poteva essere altrimenti, i politici tengono banco. Quantitativamente. Nella speranza, nostra e loro, di potersi meritare anche quell’assai più ambito attributo che è "qualitativamente". Ma ci sono anche artisti, giornalisti, personaggi dello sport e della cultura, amici e...parenti.

Leone Pantaleoni
enigmista

venerdì 8 febbraio 2008

SI SCRIVE PUBBLICITA' MA SI LEGGE PIOVRA

Una riposante inserzione di oggi
che si rifà allo stile di ieri, quando la pubblicità era circospetta.
E cioé umana ed estranea alla nevrosi.

Si scrive pubblicità ma si legge piovra. Indiscussa e diletta primogenita d'un sempre più insaziabile consumismo che si nutre di quei medesimi pseudo-bisogni che esso stesso crea, in televisione è diventata così invasiva che dà chiara l'impressione di come i programmi, anche per la loro disarmante volgarità e pochezza, siano diventati un pretesto per lasciarle sgombero il proscenio.
Nelle riviste imbastardisce e s’insinua, rendendo farraginosi gli argomenti impaginati che non si sa più dove cominciano o finiscono. Frammenta la compattezza del tutto e rende più improbo che acrobatico il compito dei grafici, prima, e dei lettori, poi.
Nelle cassette postali, emula del cucùlo, scaccia la posta legittima dal nido per prenderne il posto.
Nelle linee telefoniche fa quotidianamente e sistematicamente squillare l'apparecchio mentre ti sei appena appisolato per la pennichella. Oppure sei in posizione di sparo, dinnanzi ad un fumante piatto di pastasciutta. O, addirittura, mentre sei inzuppato e insaponato sotto la scrosciante doccia.
"Pedofila" per vocazione, fa uso sconsiderato di bambini che, bellissimi e sanissimi, li rende così antipatici da renderci grandemente simpatico Erode il Grande. E mette contestualmente a nudo la nostra ipocrisia che in altri frangenti si preoccupa di oscurarne i paffuti volti.
Infine, se fatta da inserzionisti affermati che dettano legge, alla "Dolce & Gabbana" per intenderci, travestita da fulgido esempio di inarrivabile arte fotografica, si diverte a titillare maliziosamente i lati più oscuri ed angosciosi della nostra psiche. Nonché a rivoltare come un guanto il nostro disarmato buonsenso, con quelle immagini gay a tutta pagina, rigonfie d’orgoglio genitale.
Sempre in tema di pubblicità, sere fa, nel giorno che commemorava la Shoah, è stato riproposto su rete 4 il film Schinder’s List. Senza una interruzione ch’è una. Incredibile, ci siamo chiesti compiaciuti, stropicciando increduli gli occhi! Ma poi subito rattristandoci, al pensiero che – caspita! - ci voleva un genocidio per abbatterla
.



Leone Pantaleoni

giovedì 7 febbraio 2008

IL SOMMO POETA PROFETIZZO' LA VITTORIA DI VELTRONI


Da “La Divina Commedia” - INFERNO - Canto I vv. 79-136

Dante ha appena iniziato il lungo viaggio che lo porterà ad attraversare i misteriosi mondi dell’al di là e si è imbattuto in tre spaventose bestie che gli sbarrano il cammino: una lonza, un leone ed infine una lupa. Intravede un’ombra alla quale chiede aiuto; quella fornisce le sue generalità e Dante la identifica:


"Or se' tu quel Virgilio e quella fonte
che spandi di parlar sì largo fiume?",
rispuos'io lui con vergognosa fronte.

"O de li altri poeti onore e lume
vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore
che m'ha fatto cercar lo tuo volume.

Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore;
tu se' solo colui da cu' io tolsi
lo bello stilo che m'ha fatto onore.
Vedi la bestia per cu' io mi volsi:
aiutami da lei, famoso saggio,
ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi".

"A te convien tenere altro viaggio",
rispuose, poi che lagrimar mi vide,
"se vuo' campar d'esto loco selvaggio:

ché questa bestia, per la qual tu gride,
non lascia altrui passar per la sua via,
ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide;

e ha natura sì malvagia e ria,
che mai non empie la bramosa voglia,
e dopo 'l pasto ha più fame che pria.

Molti son li animali a cui s'ammoglia,
e più saranno ancora, infin che 'l veltro
verrà, che la farà morir con doglia.

Questi non ciberà terra né peltro,
ma sapienza, amore e virtute,
e sua nazion sarà tra feltro e feltro.

Di quella umile Italia fia salute
per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.

Questi la caccerà per ogne villa,
fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno,
là onde 'nvidia prima dipartilla.

Ond'io per lo tuo me' penso e discerno
che tu mi segui, e io sarò tua guida,
e trarrotti di qui per loco etterno;

ove udirai le disperate strida,
vedrai li antichi spiriti dolenti,
ch'a la seconda morte ciascun grida;

e vederai color che son contenti
nel foco, perché speran di venire
quando che sia a le beate genti.

A le quai poi se tu vorrai salire,
anima fia a ciò più di me degna:
con lei ti lascerò nel mio partire;

ché quello imperador che là sù regna,
perch'i' fu' ribellante a la sua legge,
non vuol che 'n sua città per me si vegna.

In tutte parti impera e quivi regge;
quivi è la sua città e l'alto seggio:
oh felice colui cu' ivi elegge!".

E io a lui: "Poeta, io ti richeggio
per quello Dio che tu non conoscesti,
acciò ch'io fugga questo male e peggio,

che tu mi meni là dov'or dicesti,
sì ch'io veggia la porta di san Pietro
e color cui tu fai cotanto mesti".
Allor si mosse, e io li tenni dietro.

Qualcuno ha individuato nel veltro nientemeno che Veltroni, quindi a voi riconoscere gli altri protagonisti, in analogia all’attuale momento politico che sta attraversando il nostro Paese.
Una ulteriore conferma che Dante è stato un poeta “ispirato”.

martedì 5 febbraio 2008

LO STRAMBO MARTEDI' GRASSO DELL'ENIGMISTA

IL GIOCO - Da Mirò e Degas al Cireneo, passando per Gunter Grass


Oggi è il giorno di Martedì Grasso, ultimo di Carnevale.
Una volta, in vista dell'imminente digiuno quaresimale, ci si dava all' "apriti stomaco!" abbuffandosi con ravioli conditi con sugo di carne magra di manzo. A seguire, braciole di maiale con contorno di cavolfiore verde. Quindi vini, formaggi, frutta di stagione e chi più ne ha più ne ingolli e ne ingozzi.
Ma l'enigmistica, come cucina l'enigmistica il Martedì Grasso?
Ad esempio fa dire a qualche spirito nomade che lui è capace di trasferirsi nei paesi dell'Europa orientale (so migrar ad Est).
Fa confessare a qualche marito che la sua consorte s'inebria del nettare di Eros (si strega d'amor): vero e proprio incatenante influsso malefico (morsa di strega).
Fa elevar a stelle dell'arte due sommi pittori del ventesimo secolo (Mirò? Degas? Star!).
E infine, un po' da medico di famiglia e un po' da farmacista nel rispettivo atto di prescrivere e consigliare il benefico sciroppo, fa eufemisticamente definire una comune irritazione respiratoria (dir magra tosse).
Dove, sia chiaro, "so migrar ad est", "si strega d'amor", "morsa di strega", "Mirò? Degas? Star!" e "dir magra tosse" sono frasette composte delle medesime lettere di Martedì Grasso.Ah, dimenticavamo, sempre in tema d'arte, per sottrazione di lettera (una emme da "Martedì" ed una o da "Grasso") si ottiene: "Arte di Grass". Con chiara allusione al famoso letterato tedesco, gran pipatore, con vocazione pacifista.
Da domani, sono Ceneri. Anagramma di Cirene. Per portare, come quel Simone, padre di Alessandro e di Rufo, la croce del più stretto digiuno.


Leone PantaleoniEnigmista






ECCO QUALCHE FOTO DELLA FESTA IN MASCHERA
DI IERI SERA
....MA CE N'ERANO DI PIU BELLE !!
PECCATO LA PIOGGIA. BRAVI TUTTI !!
.



Non dovrei favorire la ...concorrenza, ma andate a vedere le foto di Cagli Duemila, (ma anche lì mancano i gruppi più belli)

lunedì 4 febbraio 2008

QUESTA SERA IN PIAZZA IL CARNEVALE CAGLIESE




SI FA PRESTO A DIRE BORGO

Nativo del Borgo ("Voj gì gel Borg!" frignavo da piccolo quando babbo e mamma mi portavano a casa di zio Toto che abitava in via Purgotti), nonché appassionato di enigmistica, mi permetto di dire la mia sul nome di questo quartiere così inscindibilmente legato a personalissime radici. E quindi alla mia vita. Zigzagando non poco, andando a ruota libera insomma, da Borgo, per sottrazione di lettera, si può passare a Borg (asso del tennis). Per falso peggiorativo a Borgaccio (frazione di Saltara), Borghezio (uomo politico), Borges (poeta argentino) e Burgos (città spagnola). Per falso diminutivo a Borghini (famoso amaro digestivo), Borghetto (quartiere di Ancona), Borgnine (Ernest, attore americano), bargello (capo dell'antica polizia comunale e dunque personaggio del nostro palio) e Birgitt (o Birgitte, da Brigida, forse passando per Brigitte). Per mera assonanza acustica, a Borgogna (provincia francese), Borgomastro (il sindaco dei tedeschi), Borghese (antica e blasonata famiglia romana, da cui Paolo V), Borgo Pace (cittadina della nostra provincia), Borzaga (il bivio che porta a Urbino o a Fermignano) e Borgosesia (località piemontese da cui la nota marca di lana). Per anagramma (parole formate dalle stesse lettere cambiate di posto) si ottiene "Gobro", quale prima persona presente del verbo coprire. Come? Non capite? Ma messo nella bocca di un Biscardi qualunque, s'intende! Per cambio d'iniziale da Borgo si transita comodamente a gorgo, porgo (verbo) e sorgo (verbo e pianta). Per cambio di consonante a bongo (strumento musicale), bordo e Borso (duca estense). Anche l'alchimia recrimina la sua parte, perché in Borgo sono contenuti due elementi della famosa tavola di Mendeleev, il boro e l' oro. Con i quali, in Borgo, sono comprese altre parole, e precisamente orbo, rogo e Goro (la città emiliano-romagnola della ... pantera Milva). Come Barga, Borgo è parola monovocalica. Con la supplementare curiosià che Barga è cittadina della monovocalica Garfagnana. Se divisa in due parti, con la reciproca aggiunta di una a, Bor-go si tramuta in bora ed ago (quasi a dire che il vento freddo punge?). Analogamente, scomodando il dittongo ia, si arriva, sempreché si ottenga la licenza di equiparare la i alla j, a boria e Iago. Per acrostico (dove le iniziali di parole che si susseguono formano una nuova parola), Borgo può esternare un’adolescenziale tempesta ormonica con: "Bacerei Otto Ragazze Giovani Ognidì!". Facendo notare che per un’ambivalenza che è equiparazione di sessi, si potrebbe anche scrivere "Ragazzi".
Nell' ahimé anacronistico slogan: "Borgo è Cagli? Bel coraggio!", sottolineiamo come "Borgo è Cagli" sia l'anagramma di "Bel coraggio".
Ebbene sì, nelle tante fantasticherie dell’enigmistica c'è sempre qualcosa che il vero recrimina.
LeonePantaleoni

sabato 2 febbraio 2008

MASCHIO ADDIO


La notizia è la seguente:
Potrebbe essere la fine dell'uomo. Ma non della donna. Scienziati britannici sono pronti a trasformare midollo spinale femminile in sperma, tagliando fuori i maschi dal processo di creazione della vita umana. Poiché i bambini nati da uno sperma artificiale così ottenuto non avrebbero il cromosoma Y necessario ai maschi, la procedura permetterebbe di mettere al mondo soltanto femmine: come in un romanzo di fantascienza, teoricamente, la terra potrebbe un giorno essere popolata esclusivamente da donne. Ma a parte che gli uomini dovrebbero essere d'accordo a scomparire e le donne a non voler più concepire figli insieme ai maschi, la possibilità scientifica è ancora lontana perlomeno una decina d'anni. La svolta, annunciata dal settimanale britannico New Scientist, è opera di ricercatori della Newcastle University, il cui centro di studi sulle cellule staminali è tra i più avanzati del pianeta.

E qusto è il commento del nostro Leone da Cagli:

Abbiamo già avuto occasione, non di rado animatamente, di smascherare la falsità dell'attributo di sesso debole riferito alla donna. Un controsenso. Un paradosso. Un ossimoro. Una sciocchezza, insomma. Ma adesso, nell'apprendere che potendosi ricavare sperma dal di lei midollo, di lui non c'è più necessità procreativa, l’assunto è confermato come più non si potrebbe. A consolazione più patetica che magra, si aggiunge però che non è cosa di domani mattina. Ci vorranno almeno tre annetti per mettere a punto una tecnica che prende il nome di partogenesi (procreazione senza apporto maschile). Succede già anche per alcune cimici. Accadrà anche per noi. In sostanza la donna, in versione vedova nera, anzi nerissima, elimina col suo midollo colui che l'ha ricavata dalla sua costola. Bella riconoscenza! Alla faccia della sempre autorevole Bibbia! E della sempre sbandierata par condicio tra i sessi! C'è però un particolare: in questo modo potranno nascere soltanto femminucce. Se ne ricava che azzurri resteranno il mare, il cielo e l’orecchiabile pomeriggio del Celentano che cerca l’estate tutto l’anno. Ma non certo i fiocchi da appendere fuori della porta di casa. Che saranno tutti quanti rosa. E alla lunga, estintisi quelli di Adamo, a popolare il pianeta non resteranno che gli emuli di Eva. Quante e quali implicazioni, allora! Ce n'è per tutti. Scienza medica a parte, saliranno a turno in cattedra antropologi, filosofi e teologi, senza trascurare gl'imprescindibili psicanalisti. Ah, dimenticavamo, e Umberto Eco, naturalmente. Che non manca mai e che di seme, anzi, di semeiotica se ne intende. Morale: sarà vero? Sarà una favoletta? Da favoletta a tavoletta il passo è breve. Visto che, in barba ai sapientoni, non ci sarà più il problema terra terra di abbassare o sollevare quella del water dopo la fisiologica frequentazione del bagno dell'uno o dell'altra.


Leone Pantaleoni


MA NON PREOCCUPIAMOCI ANZITEMPO:

Speriamo che le donne normali, la maggioranza quindi, per istinto naturale, continuino a preferire i rapporti sessuali con gli uomini.


Poi non sappiamo che tendenze sessuali avranno le femmine di nuovo stampo.


E a questo punto non è detto che, prima o poi, la scienza non arrivi a scoprire anche il metodo per ottenere femmine normali dalle costole degli uomini; la qual cosa metterebbe al sicuro la prosecuzione della specie “biblica”. Quindi per la salvezza dell’uomo è indispensabile che la ricerca possa andare avanti.