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venerdì 10 aprile 2009
lunedì 18 agosto 2008
LA FESTA DI S. EMIDIO
Venerdì 22 agosto, alle ore 17.30, presso l’omonima chiesetta dislocata nei pressi del Borgo, si svolgerà la tradizionale Festa di S.Emidio.
Maria Paradisi, custode della chiesetta
La tradizione vorrebbe quindi che questa ricorrenza si celebrasse il 3 giugno.
Attualmente invece la data di questo evento cambia di anno in anno: quest’anno è stata fissata al 22 agosto. Invece il giorno in cui la Chiesa festeggia il Santo è il 5 agosto.
Nel pomeriggio di venerdì prossimo, quindi, alle ore 17.30 verrà celebrata una messa.
Seguirà il tradizionale sobrio rinfresco.
Attualmente invece la data di questo evento cambia di anno in anno: quest’anno è stata fissata al 22 agosto. Invece il giorno in cui la Chiesa festeggia il Santo è il 5 agosto.
Nel pomeriggio di venerdì prossimo, quindi, alle ore 17.30 verrà celebrata una messa.
Seguirà il tradizionale sobrio rinfresco.
Notizie su S.EmidioEmidio nacque, nell’anno 273, da nobile famiglia di Treviri, città del nord-ovest dell' attuale Germania, ai limiti dell’Impero Romano. All’età di 27 anni, lui che era di famiglia pagana, stando a contatto coi suoi coetanei cristiani, si accostò alla vera Fede ricevendo il battesimo. Per volere divino partì per l’Italia assieme a tre suoi amici, Euplo, Valentino e Germano, giunto a Milano ebbe un incontro molto importante con il vescovo S. Materno che lo istruì adeguatamente e l’ordinò sacerdote. Trasferitosi a Roma, vi dimorò con spirito apostolico, associando prodigi sorprendenti. Fu ricevuto dal papa S. Marcellino, il quale ritenendolo idoneo ad assumere le responsabilità episcopali, lo consacrò vescovo destinandolo ad Ascoli, dove risiedeva una comunità che ardeva dal desiderio di avere un Pastore. Ascoli, distrutta da Pompeo Strabone e ricostruita dal figlio Pompeo Magno, era un’importante città posta lungo la strada consolare “Salaria”, che univa a Roma e al mare Adriatico. Contava oltre ottantamila abitanti, ed era un centro commerciale e militare molto importante. Emidio con slancio accolse il desideri del papa e partì per Ascoli assieme ai suoi amici. Lungo il tragitto, venne informato che qui si era risvegliata un’attività persecutoria verso i cristiani, quindi non c’erano le migliori condizioni per svolgere la sua missione. Si indirizzò allora verso il vicino Abruzzo, convertendo alla Fede la città di Pitino ed altre vicine.
Ristabilitasi la calma ad Ascoli vi si recò e fu accolto con grande gioia dai martoriati cristiani. Il giovane Emidio iniziò, allora, la sua opera pastorale con grande fervore: predicava, istruiva, confortava i sofferenti, convertiva e battezzava, raggiungendo anche centri limitrofi; raggiunse anche Fermo, dove assieme ad una comunità di cristiani preesistente, aprì al culto del vero Dio un tempietto pagano. Dopo appena tre anni d’intenso e proficuo lavoro, confortato da prodigi, nel 303, tornato ad Ascoli, quando ormai tanti pagani si erano convertiti alla Fede e, tra questi anche Polisia, la figlia del Prefetto della città, fu catturato dai persecutori, condannato a morte e decapitato nel luogo dove oggi sorge il tempietto di “S. Emidio Rosso”.
Caduto a terra in un lago di sangue, il Martire – secondo la tradizione – raccolse il capo, si alzò, mettendosi in cammino per raggiungere l’Oratorio delle Grotte, dove radunava i fedeli per le sacre funzioni; qui si adagiò per il riposo eterno. Mani pietose poi lo composero in un rude sepolcro scavato nel tufo. Gli ascolani, successivamente, lo esumarono e portarono nella cripta della Cattedrale, ove è particolarmente venerato come Protettore contro il flagello del terremoto. Ciò deriverebbe dal fatto che "Egli, già in vita, aveva dal Cielo il potere di disporre, a sua volontà, del terremoto che, quando entrava in qualche città, come a Pitino in Abruzzo, o in Ascoli, il terremoto si scatenava d'improvviso e faceva crollare i templi e le statue degli dèi... ma non le case! e anche oggi, queste, il Santo le prende in sua tutela" (Dalla Lett. past. "O Beate Emigdi" di Mons. Ambrogio Squintani)
Ristabilitasi la calma ad Ascoli vi si recò e fu accolto con grande gioia dai martoriati cristiani. Il giovane Emidio iniziò, allora, la sua opera pastorale con grande fervore: predicava, istruiva, confortava i sofferenti, convertiva e battezzava, raggiungendo anche centri limitrofi; raggiunse anche Fermo, dove assieme ad una comunità di cristiani preesistente, aprì al culto del vero Dio un tempietto pagano. Dopo appena tre anni d’intenso e proficuo lavoro, confortato da prodigi, nel 303, tornato ad Ascoli, quando ormai tanti pagani si erano convertiti alla Fede e, tra questi anche Polisia, la figlia del Prefetto della città, fu catturato dai persecutori, condannato a morte e decapitato nel luogo dove oggi sorge il tempietto di “S. Emidio Rosso”.
Caduto a terra in un lago di sangue, il Martire – secondo la tradizione – raccolse il capo, si alzò, mettendosi in cammino per raggiungere l’Oratorio delle Grotte, dove radunava i fedeli per le sacre funzioni; qui si adagiò per il riposo eterno. Mani pietose poi lo composero in un rude sepolcro scavato nel tufo. Gli ascolani, successivamente, lo esumarono e portarono nella cripta della Cattedrale, ove è particolarmente venerato come Protettore contro il flagello del terremoto. Ciò deriverebbe dal fatto che "Egli, già in vita, aveva dal Cielo il potere di disporre, a sua volontà, del terremoto che, quando entrava in qualche città, come a Pitino in Abruzzo, o in Ascoli, il terremoto si scatenava d'improvviso e faceva crollare i templi e le statue degli dèi... ma non le case! e anche oggi, queste, il Santo le prende in sua tutela" (Dalla Lett. past. "O Beate Emigdi" di Mons. Ambrogio Squintani)
domenica 17 agosto 2008
OGGI "L'ALTRA FESTA" AL CHIOSTRO DI SAN FRANCESCO
L’iniziativa è dell’Associazione Villaggio Globale Solidale di Cagli.
L’associazione si prefigge ogni anno un progetto da finanziare con il ricavato della festa che si tiene presso il Chiostro di San Francesco.

Per quest’anno, nei giorni di sabato 16 e domenica 17 agosto 2008, ci si occuperà della “Mikombe Secondary School”: il progetto riguarda la costruzione di una nuova ala della scuola secondaria attraverso il reperimento della strumentazione necessaria ad una biblioteca e all’insediamento di un laboratorio per il recupero della tradizione orale. Attraverso registratori, videocamere e computer si effettuerà la raccolta di fiabe, leggende e storie locali per poterle raggruppare in un libro che verrà scritto in inglese e chichewa in Malawi, mentre in Italia verrà stampato in inglese ed italiano. Si tratta di un elaborato che verrà diffuso come libro di narrativa per ragazzi anche nelle scuole con l’obiettivo di valorizzare una cultura altrimenti dimenticata.
Questo progetto assume un’interesse particolare poiché diverge dai soliti percorsi che noi tutti conosciamo. Mentre siamo abituati a vedere l’occidente esporare la propria cultura altrove, questa volta sarà un paese quasi dimenticato a farlo. E proprio per questo verrà attivato anche un corso di formazione e in una seconda fase si darà il via anche a dei laboratori che daranno spazio all’espressione artistica Malawiana e non solo alle tradizioni orali.Per questo progetto è già stato richiesto il cofinanziamento di enti pubblici ed altri eventi hanno già contribuito alla sua realizzazione.

L’associazione si prefigge ogni anno un progetto da finanziare con il ricavato della festa che si tiene presso il Chiostro di San Francesco.

Per quest’anno, nei giorni di sabato 16 e domenica 17 agosto 2008, ci si occuperà della “Mikombe Secondary School”: il progetto riguarda la costruzione di una nuova ala della scuola secondaria attraverso il reperimento della strumentazione necessaria ad una biblioteca e all’insediamento di un laboratorio per il recupero della tradizione orale. Attraverso registratori, videocamere e computer si effettuerà la raccolta di fiabe, leggende e storie locali per poterle raggruppare in un libro che verrà scritto in inglese e chichewa in Malawi, mentre in Italia verrà stampato in inglese ed italiano. Si tratta di un elaborato che verrà diffuso come libro di narrativa per ragazzi anche nelle scuole con l’obiettivo di valorizzare una cultura altrimenti dimenticata.
negozio di materiali elettrici
Questo progetto assume un’interesse particolare poiché diverge dai soliti percorsi che noi tutti conosciamo. Mentre siamo abituati a vedere l’occidente esporare la propria cultura altrove, questa volta sarà un paese quasi dimenticato a farlo. E proprio per questo verrà attivato anche un corso di formazione e in una seconda fase si darà il via anche a dei laboratori che daranno spazio all’espressione artistica Malawiana e non solo alle tradizioni orali.Per questo progetto è già stato richiesto il cofinanziamento di enti pubblici ed altri eventi hanno già contribuito alla sua realizzazione.

laboratorio teatrale
Nelle due giornate potremo assistere a due conferenze; sabato si parlerà dello stato di attuazione dei progetti finanziati e ci sarà la presentazione del filmato “appenninum nostrum”, mentre domenica la discussione sarà incentrata sull’esperienza di Cagli nei gruppi di acquisto solidale. Alle 19.00 verrà aperta la mensa sociale con cucina etnica, tradizionale, biologia ed equosolidale e dalle 21.30 in poi le due serate verranno allietate da spettacoli e musica dal vivo.
sabato 14 giugno 2008
ALLA ROMITA ALFIO HA FESTEGGIATO IL SUO PENSIONAMENTO
Veramente tanti gli ospiti convenuti alla Romita per festeggiare il pensionamento di Alfio. 
Infine Alfio ha ringraziato tutti ed ha concluso con la propria dichiarazione di amore per Cagli, non solo per la sua gente, ma anche per i suoi muri. 
venerdì 9 maggio 2008
SAN GERONZIO

Fu vescovo di Cervia e nel 502 partecipò al Concilio Romano indetto da Papa Simmaco contro l'Antipapa Lorenzo. Nei pressi della città di Cagli lungo la consolare Flaminia, secondo la tradizione, nell'anno 504 il vescovo Geronzio fu decapitato, dagli scismatici, avendo egli difeso nel 502 il pontefice Simmaco al Quarto Concilio Romano detto Palmare.
Riteneva, invece, con più probabilità il bollandista D. Papebroch, che non furono tanto i seguaci dell'antipapa Lorenzo o gli sgherri del re ariano Teodorico a far uccidere il vescovo di Cervia, bensì dei comuni briganti.
Il corpo di Geronzio fu raccolto dal vescovo di Cagli Viticano ed una abbazia a lui dedicata, che l'Ughelli ritiene anteriore all'VIII secolo, ne avrebbe difeso e propagato la memoria ed il culto.
A Campo Ventoso, luogo del martirio, fu eretta una piccola chiesa (poi ampliata a partire dal XVII secolo) della quale la prima notizia documentaria risale al 1290, poiché in un documento dell'epoca è menzionato un Guglielmo cappellano "S. Gerontii". Leggenda vuole che le oche nel viaggio del 502 avessero salvato la vita al vescovo Geronzio. Per tale motivo egli è variamente rappresentato nella città di Cagli con accanto una bianca oca.
Il corpo, raccolto dal Vescovo di Cagli, fu tumulato sul Monte Calleo dove fu eretta un'abbazia a lui intitolata. L'abbate di San Geronzio è uno dei protagonisti (insieme al Vescovo, al Priore della Canonica e alle maggiori casate cagliesi) dell'accordo con il quale nel secolo XII si costituisce il libero Comune di Cagli.
A San Geronzio oltre l'abbazia furono edificate: la chiesa sul luogo del martirio, una chiesa nella zona del Tarugo, la chiesa del convento dei Padri Cappuccini e l'altare del Comune nella Basilica Cattedrale di Cagli.
Il cenobio benedettino fu unito nel 1290 alla Mensa vescovile per volontà di papa Niccolò IV negli anni del forte impegno del pontefice per la riscotruzione e traslazione della città di Cagli avvenuta a partire dal 1289 su disegno di Arnolfo di Cambio. Nel "Liber appassatus" del contado di Cagli del 1339, i beni intestati al cenobio sono, però, già ridotti a poca cosa, segno di un'avanzata incorporazione. Infine negli elenchi di chiese del 1468 non vi sono più beni riferiti al cenobio. Ormai in stato di abbandono il complesso abbaziale con il relativo colle viene ceduto per l'edificazione di un'avanzata Rocca romboidale (collegata alla sottostante città tramite il Torrione e l'ancor esistente "soccorso coverto") ideata da Francesco di Giorgio Martini per volere del duca Federico da Montefeltro. La Rocca (in costruzione nei primissimi anni Ottanta del XV secolo) è parzialmente smantellata del 1502 durante gli eventi legati alle mire espansionistiche del Valentino figlio di papa Alessandro VI. Nel 1565 si dispone la costruzione di un convento dei Padri Cappuccini che sarà eretto nel giro di pochissimi anni sul colle ove un tempo sorgeva l'abbazia di San Geronzio. A ricordo di ciò la chiesa conventuale cappuccina fu dedicata al santo protettore della città di Cagli (festeggiato il 9 maggio).
Il mistero della sparizione del corpo di San Geronzio è stato di recente svelato dallo storico Alberto Mazzacchera che nel 2006 ha scritto: "come riferito dall'annalista Saxo, le reliquie del Santo furono acquisite dal vescovo Otger di Speyer il 19 luglio del 963 e portate a Magdeburg dove furono depositate il 21 settembre dello stesso anno. Ciò avvenne durante il passaggio, lungo la consolare Flaminia, dell'imperatore Ottone I di Sassonia al quale evidentemente non doveva essere facile resistere".
ore 17.00 S. Messa in Cattedrale per la Festa del Patrono S. Geronzio a Cagli.
Seguirà la consueta processione fino alla chiesa di San Geronzio.
Sarà presente il Vescovo.
sabato 15 marzo 2008
RIVIVE A URBINO LA BIBLIOTECA DEL DUCA


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Urb. lat. 9 - Salterio in ebraico, greco e latino fatto a Firenze su commissione di Federico di Montefeltro nel 1473
Urb. lat. 336 - Libanio, Epistolae tradotte in latino da Francesco Zambeccari. Ornamentazione molto ricca eseguita a Urbino dal miniatore ferrarese Franco de' Russi
Ieri, 14 marzo, presso la Galleria Nazionale delle Marche è stata presentata la raffinatissima mostra dedicata alla Biblioteca di Federico da Montefeltro che, allestita dal 15 marzo al 27 luglio 2008, permetterà al grande pubblico di conoscere nei suoi tratti essenziali e spettacolari la collezione libraria di Federico di Montefeltro: “Ornatissimi codici”, come si legge nel titolo, ovvero capolavori miniati la cui visione è altrimenti riservata ai soli studiosi.
Ieri, 14 marzo, presso la Galleria Nazionale delle Marche è stata presentata la raffinatissima mostra dedicata alla Biblioteca di Federico da Montefeltro che, allestita dal 15 marzo al 27 luglio 2008, permetterà al grande pubblico di conoscere nei suoi tratti essenziali e spettacolari la collezione libraria di Federico di Montefeltro: “Ornatissimi codici”, come si legge nel titolo, ovvero capolavori miniati la cui visione è altrimenti riservata ai soli studiosi.
Oltre alla Soprintendente per il Patrimonio Artistico e Etnoantropologico delle Marche, Lorenza Mochi Onori, curatrice della mostra con Claudia Caldari e Marcella Peruzzi, sono intervenuti anche l’Assessore alla Cultura della Regione Marche, Luigi Minardi, ed il Rettore dell’Università degli Studi di Urbino, Giovanni Bogliolo.
La Dottoressa Lorenza Mochi Onori ha voluto sottolineare, tra l’altro, quanto la Biblioteca del Duca sia stata curata dal nostro illustre concittadino Luigi Michelini Tocci nel corso della sua lunga attività presso la Biblioteca Apostolica Vaticana.
Realizzato proprio da Luigi Michelini Tocci è peraltro il facsimile di un minuscolo taccuino di Francesco di Giorgio Martini, che raccoglie una interessantissima raccolta di disegni tecnici e di macchine militari, esposto anch’esso fra i codici della mostra.
Sabato primo dicembre era già stato presentato al pubblico il progetto di spettacolarizzazione della Galleria nazionale delle Marche con le multiproiezioni e multivisioni realizzate dal nostro concittadino Paolo Buroni, famoso multivision designer che ha firmato in tutto il mondo grandiosi “affreschi elettronici” . Musica e immagini si erano fuse in un’evocazione che aveva trascinato gli spettatori nello spirito del tempo: il rinascimento. L’età in cui il Palazzo era il cuore del potere del Duca, signore di tutto il Montefeltro e amante delle belle arti. Davanti agli occhi degli spettatori erano scorse immagini di Raffaello e delle sue opere, del duca Federico, dei più bei quadri dipinti in Italia in quel periodo. Per gli allestimenti di questi sistemi interattivi la Sovrintendenza ha scelto quattro sale: dell’Accoglienza, dei Banchetti, degli Affreschi e della Biblioteca.
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Proprio la Biblioteca è l'esempio più bello di come si possa valorizzare un palazzo storico: Era una delle più belle del Rinascimento, poi è stata spogliata e trasportata in blocco nella biblioteca Vaticana.
Ora è tornata (virtualmente) a Urbino, e da quattro mura spoglie, la biblioteca si è ripopolata grazie alle video-proiezioni. Si possono consultare alcuni dei volumi più belli e sfogliarli con il semplice movimento delle braccia come nei film di fantascienza. Ogni singolo volume è consultabile pagina per pagina e riprodotto visivamente, nell’esatta posizione in cui li vedeva Federico.
La mostra illustra la personalità di Federico come principe umanista, committente di manoscritti e ispiratore di una collezione libraria celebrata come una delle più grandiose del Quattrocento e di tutta la cultura occidentale.
Testi sacri, Padri della Chiesa, letteratura classica, opere umanistiche e tecnico-scientifiche componevano la collezione e sono presenti in mostra. Tutti gli esemplari esposti sono riccamente miniati, sovente con dipinti a piena pagina. Si evidenzia l'apporto dei principali miniaturisti e copisti che hanno lavorato per Federico: quelli di ambito fiorentino, con alcuni splendidi esemplari usciti dalla Bottega di Vespasiano da Bisticci, quelli provenienti da Ferrara e gli urbinati (il cui scriptorium ha iniziato a delinearsi soltanto di recente grazie a nuove attribuzioni esposte in mostra e descritte nel catalogo). Sono presentate opere di miniaturisti come Franco dei Russi, Bartolomeo della Gatta, Francesco Rosselli e Francesco del Chierico, personalità di spicco in un genere attualmente meno noto al grande pubblico, ma di altissima suggestione per qualsiasi visitatore. Sono esposti 15 manoscritti vaticani, un codice della collezione del Duomo di Urbino, e altri manoscritti miniati provenienti da prestigiose biblioteche.
A fianco dei libri originali si possono sfogliare perfetti facsimili dei manoscritti urbinati. A corredo sono esposti anche bassorilievi, che richiamano le decorazioni di alcuni miniatori, con ritratti di Federico di Montefeltro, di sua moglie Battista Sforza, del principale collaboratore Ottaviano Ubaldini.
La particolarità della mostra è inoltre quella di fare entrare virtualmente il visitatore nella realtà della Biblioteca. Una multiproiezione e multivisione virtuale in tre dimensioni realizzata da Paolo Buroni (famoso multivision designer) con l'assessorato alla Cultura della Regione Marche, consente di interagire attraverso una “spettacolarizzazione” della Biblioteca. Il visitatore può qui virtualmente afferrare e sfogliare i libri digitali, grazie a un gioco di sensori e telecamere.
A fianco dei libri originali si possono sfogliare perfetti facsimili dei manoscritti urbinati. A corredo sono esposti anche bassorilievi, che richiamano le decorazioni di alcuni miniatori, con ritratti di Federico di Montefeltro, di sua moglie Battista Sforza, del principale collaboratore Ottaviano Ubaldini.
La particolarità della mostra è inoltre quella di fare entrare virtualmente il visitatore nella realtà della Biblioteca. Una multiproiezione e multivisione virtuale in tre dimensioni realizzata da Paolo Buroni (famoso multivision designer) con l'assessorato alla Cultura della Regione Marche, consente di interagire attraverso una “spettacolarizzazione” della Biblioteca. Il visitatore può qui virtualmente afferrare e sfogliare i libri digitali, grazie a un gioco di sensori e telecamere.

Alcune postazioni informatiche consentono inoltre di immergersi in una originale realizzazione digitale curata da Marcella Peruzzi: un DVD, coedito dalla Soprintendenza e dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, con la ricostruzione virtuale della biblioteca di Federico di Montefeltro esattamente come era pochi anni dopo la sua morte, nel 1487. Nel DVD, la sala situata all'ingresso del Palazzo Ducale di Urbino, decorata con il magnifico soffitto raffigurante l'aquila feltresca e i cherubini, è stata ricostruita virtualmente con l'immagine delle scaffalature che contenevano i libri di Federico, disposti nell'ordine originario e ricoperti con legature che riproducono i colori delle legature originali, oggi quasi tutte perdute. La ricostruzione virtuale consente quindi di mettersi nei panni di un visitatore della fine del Quattrocento e spaziare con lo sguardo, salire le scale addossate alle scansie, scorrere i dorsi dei volumi, ammirarne i frontespizi, aprirli e leggerli.
Oltre alla visita virtuale, il DVD offre la possibilità di consultare un database contenente la scheda catalografica di ogni manoscritto aggiornata nelle attribuzioni a copisti e miniatori e corredata dall'immagine delle pagine più rilevanti. Lo stesso DVD sarà allegato al catalogo dell'esposizione, e come tale resterà come prezioso strumento per conoscere la più bella collezione di manoscritti del Quattrocento, anche dopo la mostra. Così come la spettacolarizzazione permanente di Buroni rimarrà una ri-scoperta estetica e sensoriale, nel percorso museografico di Palazzo Ducale che permette da sempre di vivere la magia del Rinascimento italiano.
Oltre alla visita virtuale, il DVD offre la possibilità di consultare un database contenente la scheda catalografica di ogni manoscritto aggiornata nelle attribuzioni a copisti e miniatori e corredata dall'immagine delle pagine più rilevanti. Lo stesso DVD sarà allegato al catalogo dell'esposizione, e come tale resterà come prezioso strumento per conoscere la più bella collezione di manoscritti del Quattrocento, anche dopo la mostra. Così come la spettacolarizzazione permanente di Buroni rimarrà una ri-scoperta estetica e sensoriale, nel percorso museografico di Palazzo Ducale che permette da sempre di vivere la magia del Rinascimento italiano.
mercoledì 3 ottobre 2007
RACCOLTE IN UN VOLUME META’ DELLE MILLEDUECENTO PERGAMENE DELL’ARCHIVIO STORICO DI CAGLI.
PUBBLICARE FONTI STORICHE E’ SENZA DUBBIO OPERA MERITORIA
È stato presentato ieri il primo volume delle carte dell’Archivio Storico del Comune di Cagli, uno dei più ricchi ed importanti archivi comunali delle Marche.
Il volume è il primo di una collana dedicata alle “Fonti degli archivi storici marchigiani” e raccoglie
518 atti relativi al periodo storico che va dal 1115 al 1287, cioè dalle origini dell’ente comunale alla parziale distruzione della città “antica”.
Il progetto editoriale, su iniziativa del Servizio Attività e Beni Culturali, Sport, Marchigiani nel Mondo della Regione Marche, vedrà il completamento della pubblicazione dei regesti (trascrizioni dei contenuti essenziali) delle circa 1200 pergamene conservate nell’archivio storico del Comune di Cagli in un secondo volume. La collana proseguirà poi con analoghi lavori che interesseranno l’archivio comunale di Serra San Quirico e l’archivio capitolare di Ancona.
Per la realizzazione di questo primo volume, col patrocinio della Regione Marche, del Comune di Cagli e della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, ci si è avvalsi del paleografo Ettore Baldetti coadiuvato, per la realizzazione degli indici, di Simona Gambarara.
Ma, come riferisce l’assessore Mazzacchera nella presentazione, in vista della sistemazione definitiva dell’intero Archivio Storico del Comune di Cagli nel palazzo Berardi, Mochi-Zamperoli, contestualmente all’opera del Baldetti sul pergamenaceo era già stata avviata l’opera di riordino ed inventariazione anche della documentazione cartacea dall’archivista Sonia Ferri, con la schedatura informatizzata di più di 800 registri, ed è già stato affidato alla medesima archivista il secondo stralcio del vasto progetto di riordino della totalità dei circa 5000 supporti cartacei.
mercoledì 26 settembre 2007
UNA TOMBA MEDIEVALE IN PIAZZA MATTEOTTI
E’ emersa durante i lavori di scavo per una conduttura dell’acquedotto cittadino
Per Cagli si tratta dell’ennesima testimonianza del passato
Una folla di curiosi ha seguito l’intervento della Soprintendenza
Fonte: Corriere Adriatico del 26 settembre 2007
CAGLI - Ieri mattina a Cagli, nella centralissima piazza Matteotti, durante i lavori di scavo per una conduttura dell’acquedotto, è stata rinvenuta una antica tomba. Una scoperta per certi versi inaspettata, sicuramente interessante per gli studiosi, certamente fonte di curiosità per i residenti.Una tomba contenente resti ossei, probabilmente una tomba che risale al medioevo, nel periodo a cavallo tra il VII e l’VIII secolo dopo Cristo.Va subito sottolineato che le tombe che sono state trovate sotto il pavimento dell’atrio del Comune, la Sala del Gran Consiglio, riguardano una necropoli che - anticamente - era nell’area della piazza centrale di Cagli. “Doveva essere un terreno pubblico perché di solito - come ha dichiarato Marco Reali, presidente dell’Archeoclub di Cagli - queste necropoli venivano realizzate in terreni con tali caratteristiche”.La scoperta di ieri mattina in piazza Matteotti è molto importate per la storia di Cagli. In pratica si evince che probabilmente l’antico Vicus di Cagli, nel corso del tempo, si sia allargato nella parte centrale della città, chiamata allora “Piana di Sant’Angelo”, dove c’era l’attuale chiesa di San Giuseppe.La deduzione è, quindi, che qui intorno, appunto tra VII e VIII secolo, ci doveva essere una necropoli, che si era sviluppata sopra l’antico Vicus Romano. Sotto le ossa è stata trovata una tegola. Altre tegole potrebbero essere scoperte quando si scava nel centro della città, come accaduto al piano terra del Municipio, durante i lavori di circa un anno addietro.Del ritrovamento in piazza Matteotti è stata informata la soprintendenza delle Marche, che provvederà alla ripulitura della tomba, a fotografare i resti, a catalogarli.Una documentazione ulteriore a dimostrazione della presenza di una necropoli che esisteva già oltre mille anni fa.La storia ci riporta a quando Cagli nel 1289 venne ricostruita nella piana di Sant’Angelo, in basso rispetto a dove si trovata il primo nucleo che era in cima al colle chiamato della “Banderuola”.In seguito alle battaglie che opposero i Guelfi ai Ghibellini la città fu incendiata e Papa Nicolò IV° decretò che fosse ricostruita. Appunto in basso sulla piana di Sant’Angelo, dove è ubicata attualmente.Il ritrovamento di una tomba nella piazza cagliese ha creato grande curiosità ieri mattina. Chi si è trovato a passare in piazza non ha mancato di dare uno sguardo per vedere la tomba, argomento di discussione della città, anche se gli abitanti sono ormai abituati al ritrovamento di antichi reperti, sia quelli ubicati lungo la strada consolare Flaminia che quelli in centro storico, come appunto è avvenuto in piazza Matteotti ieri mattina.E’ una testimonianza in più che Cagli esisteva già da più di duemila anni e la sua storia è fatta di tante vicende che sono state tramandate nel tempo. Una storia di cui i cagliesi si sentono orgogliosi e ogni ritrovamento è un segno in più che va ad aggiungersi alle testimonianze storiche di un popolo.I lavori proseguono, non è stato necessario bloccarli. GIOVANNI BARTOLI
Per Cagli si tratta dell’ennesima testimonianza del passato
Una folla di curiosi ha seguito l’intervento della Soprintendenza
Fonte: Corriere Adriatico del 26 settembre 2007
CAGLI - Ieri mattina a Cagli, nella centralissima piazza Matteotti, durante i lavori di scavo per una conduttura dell’acquedotto, è stata rinvenuta una antica tomba. Una scoperta per certi versi inaspettata, sicuramente interessante per gli studiosi, certamente fonte di curiosità per i residenti.Una tomba contenente resti ossei, probabilmente una tomba che risale al medioevo, nel periodo a cavallo tra il VII e l’VIII secolo dopo Cristo.Va subito sottolineato che le tombe che sono state trovate sotto il pavimento dell’atrio del Comune, la Sala del Gran Consiglio, riguardano una necropoli che - anticamente - era nell’area della piazza centrale di Cagli. “Doveva essere un terreno pubblico perché di solito - come ha dichiarato Marco Reali, presidente dell’Archeoclub di Cagli - queste necropoli venivano realizzate in terreni con tali caratteristiche”.La scoperta di ieri mattina in piazza Matteotti è molto importate per la storia di Cagli. In pratica si evince che probabilmente l’antico Vicus di Cagli, nel corso del tempo, si sia allargato nella parte centrale della città, chiamata allora “Piana di Sant’Angelo”, dove c’era l’attuale chiesa di San Giuseppe.La deduzione è, quindi, che qui intorno, appunto tra VII e VIII secolo, ci doveva essere una necropoli, che si era sviluppata sopra l’antico Vicus Romano. Sotto le ossa è stata trovata una tegola. Altre tegole potrebbero essere scoperte quando si scava nel centro della città, come accaduto al piano terra del Municipio, durante i lavori di circa un anno addietro.Del ritrovamento in piazza Matteotti è stata informata la soprintendenza delle Marche, che provvederà alla ripulitura della tomba, a fotografare i resti, a catalogarli.Una documentazione ulteriore a dimostrazione della presenza di una necropoli che esisteva già oltre mille anni fa.La storia ci riporta a quando Cagli nel 1289 venne ricostruita nella piana di Sant’Angelo, in basso rispetto a dove si trovata il primo nucleo che era in cima al colle chiamato della “Banderuola”.In seguito alle battaglie che opposero i Guelfi ai Ghibellini la città fu incendiata e Papa Nicolò IV° decretò che fosse ricostruita. Appunto in basso sulla piana di Sant’Angelo, dove è ubicata attualmente.Il ritrovamento di una tomba nella piazza cagliese ha creato grande curiosità ieri mattina. Chi si è trovato a passare in piazza non ha mancato di dare uno sguardo per vedere la tomba, argomento di discussione della città, anche se gli abitanti sono ormai abituati al ritrovamento di antichi reperti, sia quelli ubicati lungo la strada consolare Flaminia che quelli in centro storico, come appunto è avvenuto in piazza Matteotti ieri mattina.E’ una testimonianza in più che Cagli esisteva già da più di duemila anni e la sua storia è fatta di tante vicende che sono state tramandate nel tempo. Una storia di cui i cagliesi si sentono orgogliosi e ogni ritrovamento è un segno in più che va ad aggiungersi alle testimonianze storiche di un popolo.I lavori proseguono, non è stato necessario bloccarli. GIOVANNI BARTOLI
domenica 23 settembre 2007
ADDIO A OVIDIO LUCCIARINI IL «SINDACO DEI TARTUFI»
E’ morto ieri all’ospedale di cagli. Domani il funerale
Fonte : il Resto del Carlino del 23 settembre 2007
ACQUALAGNA . E’ MORTO ieri alle 15 in un lettino dell’ospedale di Cagli Ovidio Lucciarini. Combatteva da tempo col male. Tra gli ultimi a salutarlo Arnaldo Forlani, di ritorno ieri a Pesaro provenendo da Roma. Si è fermato a Cagli per tenere la mano stretta al suo amico Ovidio. Un’ora dopo, l’improvvisa fine. Ovidio Lucciarini aveva 82 anni. Era vedovo da otto, sindaco di Acqualagna per 35 anni di fila, dal 4 dicembre del 1960 (ma era stato assessore dal ’55) all’aprile del 1995. Col tartufo ha aperto tutte le porte che servivano per far conoscere nel mondo la sua Acqualagna. Si è presentato a papa Wojtyla con un canestrino di tartufi bianchi, ha attirato ad Acqualagna politici, attori, imprenditori e attricette. Ha inventato la stessa fiera del Tartufo quando nessuno o pochi ci credevano, si è dato da fare per trovare posti di lavoro ai ragazzi di Acqualagna all’Eni del suo grande amico Enrico Mattei. Se un sindaco fosse identificabile in una figura ben precisa, non potrebbe essere che quella di Ovidio Lucciarini, punto di riferimento per la gente dell’entroterra e per il partito della Democrazia Cristiana. Formatosi come assessore dal 1955 , a fine mandato il 4 dicembre 1960 venne eletto primo cittadino di Acqualagna e da quel momento regnò incontrastato fino al 1995. Ad ogni consultazione riscuoteva consensi da tutti: destra, sinistra e centro riuscendo a spostare dalla sua parte anche gli avversari politici più incalliti. Amava la gente, con loro si fermava a chiacchierare per ore e questo era il suo segreto. Nel 1965 intuì che il tartufo poteva essere uno dei principali volani per il lancio economico di Acqualagna e su sua iniziativa nacque la mostra mercato del tartufo, poi diventata fiera nazionale. Da quella metà degli anni ’60, personaggi politici, del mondo economico e dello spettacolo come ricorda il libro: “Acqualagna, annotazioni e immagini” di Roberto Fiorani hanno fatto la fila per partecipare alla fiera del tartufo e dare lustro alle aspettative di Lucciarini prima e di Bruno Capanna poi. Se ora Acqualagna può essere definita la capitale del tartufo e competere con la città di Alba, lo si deve molto proprio al loro impegno.ELENCARE le opere che il sindaco Lucciarini riuscì a realizzare per il suo comune, ci vorrebbe un libro, ma anche se non è stato scritto da nessuna parte, le gallerie del Furlo, utili per una più breve via d’accesso verso il mare, sono state praticamente il frutto dei suoi continui solleciti e visite agli ambienti romani, dove l’amico Arnaldo Forlani l’ha sempre ricevuto in maniera fraterna. Tra le opere pubbliche costruite sotto «il regno» di Lucciarini c’è la Casa di riposo per anziani, il palazzetto dello sport con annessa piscina, lo stadio comunale, la scuola materna ed elementare, il restauro del Bocciodromo, aree verdi, il parco del centro storico e altre ristrutturazioni importanti, ma anche una sollecitazione continua a imprenditori affinché investissero e offrissero occupazione ai giovani del paese.DURANTE le fiere nazionali del tartufo aveva istituito la «Ruscella d’oro» un riconoscimento per chi si era distinto come amico di Acqualagna. Lo ricordiamo il 1 novembre del 1973 quando la consegnò al senatore Giovanni Maria Venturi, tutti e due avevano gli occhi lucidi; nel novembre del 1980 Lucciarini raggiunse alla Città del Vaticano papa Giovanni Paolo II per donargli un cesto di tartufi e ripetere così dopo quattro secoli il gesto che il suo predecessore fece nel lontano 1506 nei confronti del papa Giulio II. Amico ed estimatore del compianto presidente dell’Eni Enrico Mattei, lo ricordava spesso nei suoi discorsi. Nel febbraio del ’62, Lucciarini ricevette Enrico Mattei ad Acqualagna con tutti gli onori. Il presidente dell’Eni tornava da Urbino, dove aveva ricevuto la laurea “Honoris causa”. Ricordava ieri il sindaco Bruno Capanna: «Lucciarini è stato sempre un combattente per il suo paese e non ha mai rinunciato a dare il suo contributo alla crescita economica e culturale di Acqualagna. L’ho sempre visto come un padre di questa comunità a cui prestare ascolto, anche se non sono mancati momenti di dialettica ma sempre all’insegna di un profondo rispetto». Lucciarini era tuttora presidente della banda cittadina e dell’associazione coltivatori del tartufo. Note di cordoglio sono state inviate da Forza Italia e Udc.Amedeo Pisciolini
Fonte : il Resto del Carlino del 23 settembre 2007
ACQUALAGNA . E’ MORTO ieri alle 15 in un lettino dell’ospedale di Cagli Ovidio Lucciarini. Combatteva da tempo col male. Tra gli ultimi a salutarlo Arnaldo Forlani, di ritorno ieri a Pesaro provenendo da Roma. Si è fermato a Cagli per tenere la mano stretta al suo amico Ovidio. Un’ora dopo, l’improvvisa fine. Ovidio Lucciarini aveva 82 anni. Era vedovo da otto, sindaco di Acqualagna per 35 anni di fila, dal 4 dicembre del 1960 (ma era stato assessore dal ’55) all’aprile del 1995. Col tartufo ha aperto tutte le porte che servivano per far conoscere nel mondo la sua Acqualagna. Si è presentato a papa Wojtyla con un canestrino di tartufi bianchi, ha attirato ad Acqualagna politici, attori, imprenditori e attricette. Ha inventato la stessa fiera del Tartufo quando nessuno o pochi ci credevano, si è dato da fare per trovare posti di lavoro ai ragazzi di Acqualagna all’Eni del suo grande amico Enrico Mattei. Se un sindaco fosse identificabile in una figura ben precisa, non potrebbe essere che quella di Ovidio Lucciarini, punto di riferimento per la gente dell’entroterra e per il partito della Democrazia Cristiana. Formatosi come assessore dal 1955 , a fine mandato il 4 dicembre 1960 venne eletto primo cittadino di Acqualagna e da quel momento regnò incontrastato fino al 1995. Ad ogni consultazione riscuoteva consensi da tutti: destra, sinistra e centro riuscendo a spostare dalla sua parte anche gli avversari politici più incalliti. Amava la gente, con loro si fermava a chiacchierare per ore e questo era il suo segreto. Nel 1965 intuì che il tartufo poteva essere uno dei principali volani per il lancio economico di Acqualagna e su sua iniziativa nacque la mostra mercato del tartufo, poi diventata fiera nazionale. Da quella metà degli anni ’60, personaggi politici, del mondo economico e dello spettacolo come ricorda il libro: “Acqualagna, annotazioni e immagini” di Roberto Fiorani hanno fatto la fila per partecipare alla fiera del tartufo e dare lustro alle aspettative di Lucciarini prima e di Bruno Capanna poi. Se ora Acqualagna può essere definita la capitale del tartufo e competere con la città di Alba, lo si deve molto proprio al loro impegno.ELENCARE le opere che il sindaco Lucciarini riuscì a realizzare per il suo comune, ci vorrebbe un libro, ma anche se non è stato scritto da nessuna parte, le gallerie del Furlo, utili per una più breve via d’accesso verso il mare, sono state praticamente il frutto dei suoi continui solleciti e visite agli ambienti romani, dove l’amico Arnaldo Forlani l’ha sempre ricevuto in maniera fraterna. Tra le opere pubbliche costruite sotto «il regno» di Lucciarini c’è la Casa di riposo per anziani, il palazzetto dello sport con annessa piscina, lo stadio comunale, la scuola materna ed elementare, il restauro del Bocciodromo, aree verdi, il parco del centro storico e altre ristrutturazioni importanti, ma anche una sollecitazione continua a imprenditori affinché investissero e offrissero occupazione ai giovani del paese.DURANTE le fiere nazionali del tartufo aveva istituito la «Ruscella d’oro» un riconoscimento per chi si era distinto come amico di Acqualagna. Lo ricordiamo il 1 novembre del 1973 quando la consegnò al senatore Giovanni Maria Venturi, tutti e due avevano gli occhi lucidi; nel novembre del 1980 Lucciarini raggiunse alla Città del Vaticano papa Giovanni Paolo II per donargli un cesto di tartufi e ripetere così dopo quattro secoli il gesto che il suo predecessore fece nel lontano 1506 nei confronti del papa Giulio II. Amico ed estimatore del compianto presidente dell’Eni Enrico Mattei, lo ricordava spesso nei suoi discorsi. Nel febbraio del ’62, Lucciarini ricevette Enrico Mattei ad Acqualagna con tutti gli onori. Il presidente dell’Eni tornava da Urbino, dove aveva ricevuto la laurea “Honoris causa”. Ricordava ieri il sindaco Bruno Capanna: «Lucciarini è stato sempre un combattente per il suo paese e non ha mai rinunciato a dare il suo contributo alla crescita economica e culturale di Acqualagna. L’ho sempre visto come un padre di questa comunità a cui prestare ascolto, anche se non sono mancati momenti di dialettica ma sempre all’insegna di un profondo rispetto». Lucciarini era tuttora presidente della banda cittadina e dell’associazione coltivatori del tartufo. Note di cordoglio sono state inviate da Forza Italia e Udc.Amedeo Pisciolini
lunedì 10 settembre 2007
I ROTARIANI RIUNITI A FONTE AVELLANA LANCIANO IL PROGETTO “I CAMMINI DEL CIELO”
Tra eremi e santuari le ali dello sviluppo.
Interessante iniziativa dei cinque club rotariani dell’area appenninica umbro marchigiana che hanno posato la loro attenzione su un distretto culturale comune. Un progetto che stimola l’interesse degli operatori economici, commerciali, turistici e culturali, ma che necessita anche della presa di coscienza da parte dei pubblici amministratori, senza l’impegno dei quali ogni iniziativa di tale portata resterebbe lettera morta.
Dal Corriere Adriatico di ieri riportiamo la notizia del progetto lanciato nel corso dei lavori svoltisi sabato a Fonte Avellana:
SERRA SANT’ABBONDIO - Basta poco per innescare una rivoluzione. Basta un’idea semplice, come il distretto culturale dell’Appennino umbro-marchigiano; gente decisa, come i rotariani dei cinque club dell’area; ed un luogo storico per antonomasia, come Fonte Avellana… Poi, il dado è tratto. Come ieri al monastero camaldolese di Serra Sant’Abbondio dove i soci dei club Altavallesina Grottefrasassi, Cagli Terra Catria Nerone, Fabriano, Gualdo Tadino e Gubbio, hanno gettato le fondamenta per un distretto culturale. Sulle orme del circuito turistico “ I signori dell’Anello”. Un circuito che incurante dei confini regionali e provinciali, trasforma i monti Cucco, Catria, Nerone e Petrano in cerniera naturale. “Un bacino - spiega Giambaldo Belardi, il presidente del club di Gubbio - che ha un comune tessuto ambientale, patrimoniale e sociale”.Comunque in verità l’idea non è proprio nuova. L’idea di trasformare in appeal le proprie peculiarità delle città d’arte minore tra Marche ed Umbria aleggia da una decina di anni nelle Comunità Montane, nei sistemi turistici locali e, in filigrana, nei tanti e vari studi sul turismo ignorati da un campanilismo esacerbato. Da ieri però con i rotariani il distretto culturale ha le giuste credenziali. Guidano l’operazione con maestria seguendo le solite direttrici del marketing territoriale. Parlano di strategie di sviluppo, di puntare sulle più innovative e d’intavolare una concertazione larga e rappresentativa.Ma, a differenza delle “Terre del Duca”, passeranno il comando solo quando saranno sicuri che gli obiettivi prefissati saranno stati correttamente metabolizzati. Avviando, perché no, un agenzia di sviluppo del territorio. Poi siccome i soldi sono i nervi della guerra, intendono redigere un piano finanziario e muoversi rapidamente per calamitare le risorse strategiche previste per lo sviluppo territoriale delle regioni Marche ed Umbria dal 2008 fino al 2013. L’spetto più convincente è che vanno anche al di là del loro bacino. Puntano su un’area più vasta , allargandosi fino alla costa e attivando “I cammini del cielo”. Le strade dei pellegrini che ricongiungono Fano ad Assisi, Loreto alla città di San Francesco. Un triangolo ricchissimo di monasteri, eremi e di abbazie che contiene ben due città patrimonio dell’umanità. Ma quello che stupisce ancora di più è che, salvo il vicesindaco di Cagli, venuto nelle sue veste di rotariano, nel pubblico non c’era un amministratore pubblico. Nessuno del mondo della politica ma operatori ed associazioni che vivono ogni giorno di pane e turismo. Non a caso erano presenti una grande agenzia di viaggio fabrianese, numerose associazioni di categorie di Gubbio e di Fabriano, la Confcommercio di Cagli, l’Assindustria di Ancona e la Meditsilva di Frontone. In fondo i rotariani stanno per dare vita ad un distretto culturale che seduce e convince pure. Poiché riposa non sulla storia ma su un'identità culturale.
VERONIQUE ANGELETTI,
martedì 28 agosto 2007
OGGI LA FESTA DI S. EMIDIO
Notizie su S.EmidioEmidio nacque, nell’anno 273, da nobile famiglia di Treviri, città del nord-ovest dell' attuale Germania, ai limiti dell’Impero Romano. All’età di 27 anni, lui che era di famiglia pagana, stando a contatto coi suoi coetanei cristiani, si accostò alla vera Fede ricevendo il battesimo. Per volere divino partì per l’Italia assieme a tre suoi amici, Euplo, Valentino e Germano, giunto a Milano ebbe un incontro molto importante con il vescovo S. Materno che lo istruì adeguatamente e l’ordinò sacerdote. Trasferitosi a Roma, vi dimorò con spirito apostolico, associando prodigi sorprendenti. Fu ricevuto dal papa S. Marcellino, il quale ritenendolo idoneo ad assumere le responsabilità episcopali, lo consacrò vescovo destinandolo ad Ascoli, dove risiedeva una comunità che ardeva dal desiderio di avere un Pastore. Ascoli, distrutta da Pompeo Strabone e ricostruita dal figlio Pompeo Magno, era un’importante città posta lungo la strada consolare “Salaria”, che univa a Roma e al mare Adriatico. Contava oltre ottantamila abitanti, ed era un centro commerciale e militare molto importante. Emidio con slancio accolse il desideri del papa e partì per Ascoli assieme ai suoi amici. Lungo il tragitto, venne informato che qui si era risvegliata un’attività persecutoria verso i cristiani, quindi non c’erano le migliori condizioni per svolgere la sua missione. Si indirizzò allora verso il vicino Abruzzo, convertendo alla Fede la città di Pitino ed altre vicine.
Ristabilitasi la calma ad Ascoli vi si recò e fu accolto con grande gioia dai martoriati cristiani. Il giovane Emidio iniziò, allora, la sua opera pastorale con grande fervore: predicava, istruiva, confortava i sofferenti, convertiva e battezzava, raggiungendo anche centri limitrofi; raggiunse anche Fermo, dove assieme ad una comunità di cristiani preesistente, aprì al culto del vero Dio un tempietto pagano. Dopo appena tre anni d’intenso e proficuo lavoro, confortato da prodigi, nel 303, tornato ad Ascoli, quando ormai tanti pagani si erano convertiti alla Fede e, tra questi anche Polisia, la figlia del Prefetto della città, fu catturato dai persecutori, condannato a morte e decapitato nel luogo dove oggi sorge il tempietto di “S. Emidio Rosso”.
Caduto a terra in un lago di sangue, il Martire – secondo la tradizione – raccolse il capo, si alzò, mettendosi in cammino per raggiungere l’Oratorio delle Grotte, dove radunava i fedeli per le sacre funzioni; qui si adagiò per il riposo eterno. Mani pietose poi lo composero in un rude sepolcro scavato nel tufo. Gli ascolani, successivamente, lo esumarono e portarono nella cripta della Cattedrale, ove è particolarmente venerato come Protettore contro il flagello del terremoto.
OGGI LA FESTA DI S. EMIDIO
Si è svolta oggi la tradizionale Festa di S.Emidio presso la chiesetta eretta nei pressi del Borgo “…nel 1781 in occasione del seppellimento in quel luogo dei cadaveri di quanti restarono vittime del terremoto del 3 giugno, tanto nella cattedrale quanto nella città. Ogni anno in ricorrenza di sì luttuosa calamità soleva farsi una processione di penitenza e suffragio a detta chiesa, ma questa cerimonia andò in disuso dopo la venuta del Governo Italiano, come pure andarono in disuso la festa di S.Emidio con relativa processione, e la Compagnia, che vi era eretta”
Sac. Gottardo Buroni “La Diocesi di Cagli” – Tipografia Bramante – Urbania - 1943.
Oggi la data della festa è stata spostata al 28 agosto, giorno in cui si festeggia il Santo.
Sac. Gottardo Buroni “La Diocesi di Cagli” – Tipografia Bramante – Urbania - 1943.
Oggi la data della festa è stata spostata al 28 agosto, giorno in cui si festeggia il Santo.
Nel pomeriggio è stata celebrata una messa da Don Marco, alla presenza di un nutrito pubblico di affezionati. Al termine hanno salutato i convenuti la Maria Paradisi, solerte custode della chiesa, il Sindaco Papi e l’Assessore Mazzacchera. Infine Giannicola De Sanctis ha letto alcuni brani su S.Emidio tratti da “L’Incanto” di Gabriele Mastini.
lunedì 27 agosto 2007
Centro Studi Avellaniti - Monastero di Fonte Avellana, 30 agosto - 1 settembre 2007
Millenario della nascita di S.Pier Damiani (1007-2007)
Fonte Avellana nel secolo di Pier Damiani
Giovedi 30 agosto ore 15
Saluti:
S.E.R. card Achille Silvestrini - Presidente del Centro Studi Avellaniti
P. Alessandro Barban - Priore di Fonte Avellana e Vicepresidente del Centro Studi Avellaniti
- Nicolangelo D'Acunto (Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano-Bresscia: Pier Damiani e Fonte Avellana
- Giancarlo Andenna (Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano): Fonte Avellana, il papato e l'Impero
- Paola Galletti (Università di Bologna): Fonte Avellana: modelli gestionali e insediativi della proprietà monastica
- Tommaso Carpegna (università di Urbino): Aristocrazia e monasteri nelle Marche del secolo XI
Venerdì 31 agosto
ore 9
- Gabriele Archetti (Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano): L'alimetazione a Fonte Avellana
- Elisabetta Filippini (Università Cattolica del Sacro Cuore - Brescia): L'enfiteusi nelle Carte avellanite
- Roberto Bernacchia (Regione Marche): I possessi avellaniti dall'epoca damianea al privilegio di Innocenzo II (1139)
- Stefania Zucchini (Università di Perugia): Presenze avellanite nell'Umbria medievale
ore 15
- P. Lorenzo Saraceno (Eremo di S. Giorgio - Garda): Una teologia della Croce a Fonte Avellana
- Guido Cariboni (Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano-Brescia): La dimensione normativa nella comunità avellanita
- Umberto Longo (Università di Pisa): Modelli di santità avellanita
- Pierluigi Licciardello (Arezzo): Il culto dei santi nella liturgia di Fonte Avellana nel medioevo
Sabato 1 settembre ore 9
- Ugo Facchini (Faenza): La liturgia a Fonte Avellana al tempo di Pier Damiani
- Giacomo Baroffio (Università di Pavia): La musica a Fonte Avellana nel secolo XI
- Massimiliano Bassetti (Università di Verona): Libri, scrittura e Scritture a Fonte Avellana
- Cosimo Damiano Fonseca (Accademia Nazionale dei Lincei)
Considerazioni conclusive
In occasione del Convegno saranno assegnate dieci borse di studio comprensive di spese di vitto e alloggio a Laureati e Dottorandi in Storia medievale, Storia della chiesa, Letteratura latina etc.
Fonte Avellana nel secolo di Pier Damiani
Giovedi 30 agosto ore 15
Saluti:
S.E.R. card Achille Silvestrini - Presidente del Centro Studi Avellaniti
P. Alessandro Barban - Priore di Fonte Avellana e Vicepresidente del Centro Studi Avellaniti
- Nicolangelo D'Acunto (Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano-Bresscia: Pier Damiani e Fonte Avellana
- Giancarlo Andenna (Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano): Fonte Avellana, il papato e l'Impero
- Paola Galletti (Università di Bologna): Fonte Avellana: modelli gestionali e insediativi della proprietà monastica
- Tommaso Carpegna (università di Urbino): Aristocrazia e monasteri nelle Marche del secolo XI
Venerdì 31 agosto
ore 9
- Gabriele Archetti (Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano): L'alimetazione a Fonte Avellana
- Elisabetta Filippini (Università Cattolica del Sacro Cuore - Brescia): L'enfiteusi nelle Carte avellanite
- Roberto Bernacchia (Regione Marche): I possessi avellaniti dall'epoca damianea al privilegio di Innocenzo II (1139)
- Stefania Zucchini (Università di Perugia): Presenze avellanite nell'Umbria medievale
ore 15
- P. Lorenzo Saraceno (Eremo di S. Giorgio - Garda): Una teologia della Croce a Fonte Avellana
- Guido Cariboni (Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano-Brescia): La dimensione normativa nella comunità avellanita
- Umberto Longo (Università di Pisa): Modelli di santità avellanita
- Pierluigi Licciardello (Arezzo): Il culto dei santi nella liturgia di Fonte Avellana nel medioevo
Sabato 1 settembre ore 9
- Ugo Facchini (Faenza): La liturgia a Fonte Avellana al tempo di Pier Damiani
- Giacomo Baroffio (Università di Pavia): La musica a Fonte Avellana nel secolo XI
- Massimiliano Bassetti (Università di Verona): Libri, scrittura e Scritture a Fonte Avellana
- Cosimo Damiano Fonseca (Accademia Nazionale dei Lincei)
Considerazioni conclusive
In occasione del Convegno saranno assegnate dieci borse di studio comprensive di spese di vitto e alloggio a Laureati e Dottorandi in Storia medievale, Storia della chiesa, Letteratura latina etc.
mercoledì 22 agosto 2007
«NEL ’44 LIBERAI CAGLI E QUI TROVAI L’AMORE»
MARIO CARNALI HA COMMEMORATO SUL RESTO DEL CARLINO L’ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE DI CAGLI RENDENDO OMAGGIO AD UN SOLDATO AMERICANO DIVENTATO CAGLIESE.
Thomas Anderson arrivò a Cagli 63 anni fa.
ECCO L’ARTICOLO:
RICORRE oggi il 63° anniversario della liberazione di Cagli. Il 22 agosto del 1944, in una afosa giornata di sole Cagli fu liberata da una pattuglia, proveniente da Frontone, di soldati della San Marco del Corpo Italiano di Liberazione. Arrivarono alle 10,20 in avanscoperta, prima della vera avanzata lungo la Flaminia delle truppe anglo americane provenienti da Cantiano. Tanta fu la curiosità nel vedere tra gli alleati, indiani con i loro classici cappelli bianchi, polacchi, inglesi ed americani che lanciavano dalle jeep gomme da masticare e cioccolata. Tra questi vi era un giovane soldato del New Jersey, Thomas Anderson, ormai conosciuto da decenni dai cagliesi come “Andy”. Le truppe di liberazione proseguirono verso Acqualagna, Urbino e Fano ma “Andy” si fermò a Cagli per alcuni giorni e conobbe la sua anima gemella, Clio Lumbrici. Nacque la loro storia d’amore e si sposarono nel duomo di Cagli nel febbraio 1947. Prima di sposarsi, Thomas Anderson, all’epoca 22enne, oggi 85enne, fece la spola tra Cagli e Roma poiché sua moglie non voleva trasferirsi subito negli Usa e poco dopo la liberazione di Cagli, tornando a Roma al comando alleato, ebbe un incidente con una jeep nei pressi di Spoleto. Rimase ferito alle gambe, i cui postumi lo hanno molto condizionato fino ai nostri giorni. «Arrivai a Cagli con le truppe alleate e faceva molto caldo — afferma Thomas Anderson — mi piacque subito a prima vista, poi incontrai Clio e da allora è diventata la mia seconda patria. Nel 1947 ritornai negli USA con mia moglie; là lavoravo come elettrotecnico. Nacque mio figlio Subi e solo ogni due o tre anni tornavamo a Cagli. Nel 1962 ho abitato a Roma per alcuni anni e ho frequentato anche Cinecittà facendo piccole apparizioni nel film “The Valachi Papers” al fianco di Charles Bronson. Sono ormai diversi anni che con Clio viviamo a Cagli e ne sono fiero. Il ricordo di quei giorni dell’agosto 1944 è ancora vivo poiché insieme a tanti altri giovani anglo americani eravamo consapevoli di portare anche in questa bella e piccola città i valori della liberta e del progresso». A Cagli “Andy” tutti lo conoscono, basta andare in piazza ogni mattina e lui arriva puntuale per sfogliare il giornale. Chissà se oggi nei discorsi ufficiali, previsti per le 10 in comune, si ricorderanno finalmente anche di questo soldato americano che la “Liberazione” l’ha davvero vissuta sulla sua pelle come tanti altri valorosi combattenti di quel 22 agosto 1944?
Thomas Anderson arrivò a Cagli 63 anni fa.
ECCO L’ARTICOLO:
RICORRE oggi il 63° anniversario della liberazione di Cagli. Il 22 agosto del 1944, in una afosa giornata di sole Cagli fu liberata da una pattuglia, proveniente da Frontone, di soldati della San Marco del Corpo Italiano di Liberazione. Arrivarono alle 10,20 in avanscoperta, prima della vera avanzata lungo la Flaminia delle truppe anglo americane provenienti da Cantiano. Tanta fu la curiosità nel vedere tra gli alleati, indiani con i loro classici cappelli bianchi, polacchi, inglesi ed americani che lanciavano dalle jeep gomme da masticare e cioccolata. Tra questi vi era un giovane soldato del New Jersey, Thomas Anderson, ormai conosciuto da decenni dai cagliesi come “Andy”. Le truppe di liberazione proseguirono verso Acqualagna, Urbino e Fano ma “Andy” si fermò a Cagli per alcuni giorni e conobbe la sua anima gemella, Clio Lumbrici. Nacque la loro storia d’amore e si sposarono nel duomo di Cagli nel febbraio 1947. Prima di sposarsi, Thomas Anderson, all’epoca 22enne, oggi 85enne, fece la spola tra Cagli e Roma poiché sua moglie non voleva trasferirsi subito negli Usa e poco dopo la liberazione di Cagli, tornando a Roma al comando alleato, ebbe un incidente con una jeep nei pressi di Spoleto. Rimase ferito alle gambe, i cui postumi lo hanno molto condizionato fino ai nostri giorni. «Arrivai a Cagli con le truppe alleate e faceva molto caldo — afferma Thomas Anderson — mi piacque subito a prima vista, poi incontrai Clio e da allora è diventata la mia seconda patria. Nel 1947 ritornai negli USA con mia moglie; là lavoravo come elettrotecnico. Nacque mio figlio Subi e solo ogni due o tre anni tornavamo a Cagli. Nel 1962 ho abitato a Roma per alcuni anni e ho frequentato anche Cinecittà facendo piccole apparizioni nel film “The Valachi Papers” al fianco di Charles Bronson. Sono ormai diversi anni che con Clio viviamo a Cagli e ne sono fiero. Il ricordo di quei giorni dell’agosto 1944 è ancora vivo poiché insieme a tanti altri giovani anglo americani eravamo consapevoli di portare anche in questa bella e piccola città i valori della liberta e del progresso». A Cagli “Andy” tutti lo conoscono, basta andare in piazza ogni mattina e lui arriva puntuale per sfogliare il giornale. Chissà se oggi nei discorsi ufficiali, previsti per le 10 in comune, si ricorderanno finalmente anche di questo soldato americano che la “Liberazione” l’ha davvero vissuta sulla sua pelle come tanti altri valorosi combattenti di quel 22 agosto 1944?
martedì 21 agosto 2007
LA NOSTRA PIAZZA
L’ultimo commento lasciato ieri da Anonimo sul post “A PROPOSITO DI CONTRIBUTI PUBBLICI…” non aggiunge molto a quanto già detto da altri e forse meglio, ma bisogna ammettere che in esso traspaiono una autentica venerazione per questa nostra benedetta Piazza ed un orgoglioso richiamo ad un maggiore rispetto della sua naturale eleganza.
È vero che è bella, lo è sempre stata bella, guardate le foto con i tre bar di oltre cinquanta anni fa.
È vero che è bella, lo è sempre stata bella, guardate le foto con i tre bar di oltre cinquanta anni fa.
Allora vi aleggiava costantemente un clima a misura d’uomo, la gente vi si ritrovava e si muoveva liberamente, sempre. Oggi questo piacere ci viene negato per colpa di qualche commerciante che si oppone alla chiusura del traffico per paura di perdere la clientela.
Ma ormai le zone pedonali sono state introdotte quasi ovunque e da nessuna parte i negozi hanno dovuto chiudere, anzi ne sono stati aperti degli altri perché le possibilità di affari aumentano dove sono le zone pedonali.
Forse alla nostra Amministrazione serve un maggiore supporto da parte della popolazione per decidere di cambiare le cose in tal senso? Allora forza, diamolo questo segnale, chiedendo con forza la chiusura del traffico in centro. La gente vuole questo, con chiunque si parla di questo argomento il giudizio comune è che la Piazza deve essere chiusa al traffico !Sono anni che si rimanda di modificare la viabilità nel centro storico: è ridicolo sentirsi dire ogni volta dal Sindaco o dal suo Vice che ecco…ormai ci siamo, adesso facciamo un parcheggio di qua, un altro di là e poi introduciamo subito il nuovo piano del traffico. Balle ! In tanto tempo non si è toccato un cartello stradale, non si è tracciato uno stop o un passaggio pedonale ( a parte quelli nuovi bianchi e rossi che però credo siano opera della Provincia ).
Allora in attesa di tempi migliori con una nuova viabilità, chiediamo almeno il mantenimento della chiusura del traffico in piazza anche nel periodo invernale e ad iniziare dal pomeriggio, non dalle 19.45 come ora !
Il 1° SETTEMBRE è VICINO quindi facciamo in modo di non tornare a trasformare la nostra Piazza in un volgare parcheggio !
venerdì 3 agosto 2007
LA FLAMINIA ROMANA NEL TRATTO TRA IL PASSO DEL FURLO E SCHEGGIA
Presentato ieri a Cantiano il CD ROM, al quale seguirà a fine anno la versione cartacea, dello studio storico, geologico ed archeologico del tratto più impegnativo della via Flaminia romana.
L’ampio lavoro è stato progettato dall’editore Ernesto Paleani che si è avvalso dei contributi scientifici di eminenti studiosi quali Elvio Moretti, Piergiacomo Beer, Roberto Franchi, Simone Magi, Leonardo Polonara, nonché della disponibilità concessagli dall’Università degli Studi di Urbino, dal Museo della Civiltà Romana di Roma, dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, dall’Archivio di Stato e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il risultato costituisce una vastissima raccolta multimediale di immediata accessibilità su tutto ciò che concerne i manufatti di epoca romana presenti in questo tratto della via Flaminia: notizie storiche, indicazioni geografiche, tecniche costruttive, descrizione della natura e dell’origine dei materiali impiegati.
Per la natura delle informazioni fornite e per la semplicità di linguaggio adottata l’opera rappresenta quindi una fonte di informazioni tanto per gli studiosi della materia quanto per i turisti alla ricerca di conoscenze un po’ più approfondite di quelle fornite dalle normali guide turistiche.
Nell’introduzione fornita dal Prof. Alberto Ferretti, direttore della Collana Enciclopedia degli Appennini di cui questa opera rappresenta il 3° volume, è stato opportunamente segnalato come la nostra gente, in particolare i nostri giovani, poco conosce le risorse naturali e culturali del nostro territorio: si fanno viaggi a Sharm El Sheikh e non si conoscono le meraviglie offerte ad esempio dal nostro monte Catria.
Per questo a mio avviso sarebbe opportuno che le nostre amministrazioni si adoperassero perché un lavoro del genere venisse pubblicato su un sito internet.
A titolo di esempio da imitare si segnala il sito della Valle del Metauro:
http://www.fondazionecarifano.it/metauro/
L’ampio lavoro è stato progettato dall’editore Ernesto Paleani che si è avvalso dei contributi scientifici di eminenti studiosi quali Elvio Moretti, Piergiacomo Beer, Roberto Franchi, Simone Magi, Leonardo Polonara, nonché della disponibilità concessagli dall’Università degli Studi di Urbino, dal Museo della Civiltà Romana di Roma, dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, dall’Archivio di Stato e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il risultato costituisce una vastissima raccolta multimediale di immediata accessibilità su tutto ciò che concerne i manufatti di epoca romana presenti in questo tratto della via Flaminia: notizie storiche, indicazioni geografiche, tecniche costruttive, descrizione della natura e dell’origine dei materiali impiegati.
Per la natura delle informazioni fornite e per la semplicità di linguaggio adottata l’opera rappresenta quindi una fonte di informazioni tanto per gli studiosi della materia quanto per i turisti alla ricerca di conoscenze un po’ più approfondite di quelle fornite dalle normali guide turistiche.
Nell’introduzione fornita dal Prof. Alberto Ferretti, direttore della Collana Enciclopedia degli Appennini di cui questa opera rappresenta il 3° volume, è stato opportunamente segnalato come la nostra gente, in particolare i nostri giovani, poco conosce le risorse naturali e culturali del nostro territorio: si fanno viaggi a Sharm El Sheikh e non si conoscono le meraviglie offerte ad esempio dal nostro monte Catria.
Per questo a mio avviso sarebbe opportuno che le nostre amministrazioni si adoperassero perché un lavoro del genere venisse pubblicato su un sito internet.
A titolo di esempio da imitare si segnala il sito della Valle del Metauro:
http://www.fondazionecarifano.it/metauro/
lunedì 9 luglio 2007
DUE SETTIMANE PIENE DI LODEVOLI INIZIATIVE
Si è conclusa ieri la prima tornata di eventi che hanno allietato le serate e gli week end di Cagli nelle due settimane appena trascorse: nell’onda del risentimento per le note cattive abitudini di alcuni, avevamo temuto episodi di intemperanze, di imbrattamenti e di teppismo. Niente di tutto questo per ora mi risulta essere capitato, quindi complimenti a tutti, organizzatori, forze dell’ordine ed amministratori. Ma soprattutto complimenti ai nostri giovani: li abbiamo visti impegnati dappertutto, nell’allestimento delle strutture necessarie, nella prestazione dei servizi logistici e dei servizi d’ordine, e soprattutto nella veste di protagonisti degli eventi. Bravi!
Ora , fino ai primi d’agosto quando avremo il Palio dell’Oca, rimangono solo i Venerdì di Cagli a movimentare un po’ la nostra estate. E rimane, come fenomeno estivo cagliese, la zona pedonale dalle 19.45 alle 06.30. Proprio non si riesce a capire la testardaggine di chi non la vuole! Ma avete visto questi giorni quanto è stata goduta e vissuta dai nostri concittadini? Allora coraggio, estendiamola anche al pomeriggio, in modo da poter prendere un aperitivo in santa pace senza il via vai delle macchine e dei motorini fra i piedi!
Si è conclusa ieri la prima tornata di eventi che hanno allietato le serate e gli week end di Cagli nelle due settimane appena trascorse: nell’onda del risentimento per le note cattive abitudini di alcuni, avevamo temuto episodi di intemperanze, di imbrattamenti e di teppismo. Niente di tutto questo per ora mi risulta essere capitato, quindi complimenti a tutti, organizzatori, forze dell’ordine ed amministratori. Ma soprattutto complimenti ai nostri giovani: li abbiamo visti impegnati dappertutto, nell’allestimento delle strutture necessarie, nella prestazione dei servizi logistici e dei servizi d’ordine, e soprattutto nella veste di protagonisti degli eventi. Bravi!
Ora , fino ai primi d’agosto quando avremo il Palio dell’Oca, rimangono solo i Venerdì di Cagli a movimentare un po’ la nostra estate. E rimane, come fenomeno estivo cagliese, la zona pedonale dalle 19.45 alle 06.30. Proprio non si riesce a capire la testardaggine di chi non la vuole! Ma avete visto questi giorni quanto è stata goduta e vissuta dai nostri concittadini? Allora coraggio, estendiamola anche al pomeriggio, in modo da poter prendere un aperitivo in santa pace senza il via vai delle macchine e dei motorini fra i piedi!
domenica 8 luglio 2007
giovedì 5 luglio 2007
CAGLI IN RINASCIMENTO
La manifestazione avrà inizio sabato 7 luglio alle ore 16.30 con l’apertura della mostra dei costumi storici realizzata in collaborazione con la sartoria Daniele Gelsi che ornerà palazzo Felici con fedeli ricostruzioni sartoriali di abiti rinascimentali.
I Guitti dell’Oca, rappresenteranno durante il pomeriggio di sabato e domenica “Le tribolazioni di Tassone” a piazza San Francesco, mentre si cimenteranno nell’opera più erudita ed impegnata “Lo esperimento della Calandria” nella raffinata cornice di palazzo Felici, sabato alle ore 21 e alle 22.30, con replica il giorno successivo. Entrambe le rappresentazioni teatrali avranno un prologo che si svolgerà nella piazza centrale attorno alle 18.
Domenica il torneo di archi alle ore 9.30 lungo le vie del centro storico con numerose compagnie provenienti da tutta Italia (Amelia, Ascoli Piceno, Bolognola, Cagli, Camerino, Ceprano, Corciano, Fabriano, Falconara, Fermo, Folignano, Grottazolina, Jesi, L’Aquila, Montecassiano, Montone, Narni, Nepi, Popoli, San Marcello, San Severino Marche, Tolentino).
Alle ore 10 scenderàno in piazza anche le Compagnia dei Balestrieri di Cagli, Castiglion Fiorentino, Cerreto Guidi, Cortona, Firenze, Mondaino, Mondavio, Popoli, San Severino Marche.
Domenica alle 15.30 un corteo storico si snoderà tra le vie e le piazze del centro storico sfilando con abiti e ornamenti rinascimentali.
I Guitti dell’Oca, rappresenteranno durante il pomeriggio di sabato e domenica “Le tribolazioni di Tassone” a piazza San Francesco, mentre si cimenteranno nell’opera più erudita ed impegnata “Lo esperimento della Calandria” nella raffinata cornice di palazzo Felici, sabato alle ore 21 e alle 22.30, con replica il giorno successivo. Entrambe le rappresentazioni teatrali avranno un prologo che si svolgerà nella piazza centrale attorno alle 18.
Domenica il torneo di archi alle ore 9.30 lungo le vie del centro storico con numerose compagnie provenienti da tutta Italia (Amelia, Ascoli Piceno, Bolognola, Cagli, Camerino, Ceprano, Corciano, Fabriano, Falconara, Fermo, Folignano, Grottazolina, Jesi, L’Aquila, Montecassiano, Montone, Narni, Nepi, Popoli, San Marcello, San Severino Marche, Tolentino).
Alle ore 10 scenderàno in piazza anche le Compagnia dei Balestrieri di Cagli, Castiglion Fiorentino, Cerreto Guidi, Cortona, Firenze, Mondaino, Mondavio, Popoli, San Severino Marche.
Domenica alle 15.30 un corteo storico si snoderà tra le vie e le piazze del centro storico sfilando con abiti e ornamenti rinascimentali.
martedì 3 luglio 2007
L’area pedonale in piazza: perché solo estiva e notturna ?
Dal 1° luglio è stato reintrodotto il tradizionale divieto di circolazione e sosta per i veicoli in Piazza Matteotti e dintorni.
È un privilegio per i pedoni che però non è molto fruibile da chi dopo cena non frequenta la piazza e neppure dai visitatori che non pernottano a Cagli. E questo è un vero peccato, perché è proprio bella la nostra piazza senza le auto. L’atmosfera che vi aleggia in queste condizioni è quella delle più belle piazze monumentali d’Italia, noto richiamo per tutto il turismo internazionale.
Allora perché non estendere questa opportunità anche alle ore pomeridiane ed a tutte le stagioni ?
È un privilegio per i pedoni che però non è molto fruibile da chi dopo cena non frequenta la piazza e neppure dai visitatori che non pernottano a Cagli. E questo è un vero peccato, perché è proprio bella la nostra piazza senza le auto. L’atmosfera che vi aleggia in queste condizioni è quella delle più belle piazze monumentali d’Italia, noto richiamo per tutto il turismo internazionale.
Allora perché non estendere questa opportunità anche alle ore pomeridiane ed a tutte le stagioni ?
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