MOSTRE D'ARTE

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Palazzo Berardi Mochi-Zamperoli - Dal 2 al 24 settembre 2017

martedì 20 maggio 2008

CONCORSO A PREMI: L'ENIGMA METEOROLOGICO DI LEONE DA CAGLI

Pantaleoni sfida tutti gli appassionati di scienza edipica della nostra provincia
tutti i concorsi di Leone da Cagli:
Per l'estate che viene, Leone Pantaleoni, da sempre il Leone da Cagli della Settimana Enigmistica, lancia una sfida a tutti gli appassionati d'arte edipica della provincia.

L'esposto è il seguente: "Il figlio, rivolto al genitore indicando le nere nubi che incombono: - Babbo, pensi che verrà giù la pioggia? -" (vedi foto).

ENIGMA: Frase (3, 1, 3, 4)


- Babbo, pensi che verrà giù la pioggia ? -
Il Fabio Fazio del "Che tempo che fa" non c'entra nulla. e la soluzione è una frase composta di quattro parole, dove la prima ha tre lettere, la seconda una, la terza tre e la quarta quattro (frase: 3,1,3,4).

La risposta, tramite e-mail, può essere inviata a: lpanta@alice.it.
O telefonando allo 0721-30245.
O scrivendo all'autore in via Battelli, 19.
O ancora inviando un commento ad uno dei seguenti blog:

http://www.vivereacagli.blogspot.com/

http://www.ilmondodileonedacagli.blogspot.com/

Ultimo giorno valido di partecipazione al concorso è venerdì 20 giugno prossimo (il 21 entra l'estate!).Ai solutori verrà inviata una copia del libro "Pantantirebus" (comprensiva di sua versione in dvd!) comprendente 130 rebus antologici di Leone, tre dei quali mai usciti sul settimanale di enigmistica che vende mezzo milione di copie a numero.

lunedì 12 maggio 2008

AREA PRIVATA DIVENTA PARCHEGGIO PUBBLICO


dal Corriere Adriatico del 12.05.2008
CAGLI - Un’area privata era diventata a Cagli un parcheggio pubblico dove ognuno si sentiva padrone di far sostare la propria macchina (ex area stazione di servizio Agip), nel centro della città, lungo la strada SP3 Flaminia.Il proprietario dell’area ha messo dei cartelli di divieto con rimozione immediata dei mezzi parcheggiati, cosa che viene considerata un abuso.Come si ricorderà fu demolita la stazione Agip di Cagli, perché non poteva per legge essere presente all’interno di un centro storico; la superficie in oggetto è passata ad un privato, che ne ha costruita un’altra sulla Flaminia Cagli nord, e conseguentemente quella a Cagli sud avrà, sembra, secondo un progetto approvato, una destinazione di strutture commerciali . Tuttavia questi lavori - sempre a quanto risulta - toccheranno o si avvicineranno alle mura antiche della città di Cagli. In sostanza, mancherebbero – sempre secondo fonti ufficiose, le autorizzazioni della Soprintendenza, di cui si attende l’ok.

G.B.

Ma a Cagli, a proposito dei parcheggi, quante occasioni perdute!
Cagli ha bisogno urgente di parcheggi per portare a termine tutti gli sforzi che questa Amministrazione ha prodotto per trasformare la città da decaduto centro agricolo in rinascente centro con una forte componente turistico-culturale. È evidente, ma nonostante ciò il problema parcheggi rimane disatteso: le varie amministrazioni locali trovano i soldi per comperare e ristrutturare i palazzi ma mai per acquisire aree idonee a realizzare nuovi parcheggi dove servono. Che si voglia mantenere la carenza di parcheggi periferici per giustificare il continuo rinvio della riduzione del traffico in piazza? Quanto si dovrà aspettare per vedere demolita la Palestra di Porta Massara? Quanto sarebbe stato utile acquisire l’orto di Anniballi per creare una comoda piazzetta demolendo i muri dei due lati di Via Purgotti e di Via Tiranni? Quanti posti macchina si potevano realizzare sul marciapiedi sud di Viale della Vittoria? Quanto si dovrà aspettare per vedere realizzati posti macchina in tante aree pubbliche in stato di totale abbandono (ed anche in tante aree private in evidente stato di incuria !) ?

venerdì 9 maggio 2008

SAN GERONZIO

San Geronzio, venerato come santo dalla Chiesa cattolica, è patrono della città di Cagli (PU).


Fu vescovo di Cervia e nel 502 partecipò al Concilio Romano indetto da Papa Simmaco contro l'Antipapa Lorenzo. Nei pressi della città di Cagli lungo la consolare Flaminia, secondo la tradizione, nell'anno 504 il vescovo Geronzio fu decapitato, dagli scismatici, avendo egli difeso nel 502 il pontefice Simmaco al Quarto Concilio Romano detto Palmare.



Riteneva, invece, con più probabilità il bollandista D. Papebroch, che non furono tanto i seguaci dell'antipapa Lorenzo o gli sgherri del re ariano Teodorico a far uccidere il vescovo di Cervia, bensì dei comuni briganti.


Il corpo di Geronzio fu raccolto dal vescovo di Cagli Viticano ed una abbazia a lui dedicata, che l'Ughelli ritiene anteriore all'VIII secolo, ne avrebbe difeso e propagato la memoria ed il culto.



A Campo Ventoso, luogo del martirio, fu eretta una piccola chiesa (poi ampliata a partire dal XVII secolo) della quale la prima notizia documentaria risale al 1290, poiché in un documento dell'epoca è menzionato un Guglielmo cappellano "S. Gerontii". Leggenda vuole che le oche nel viaggio del 502 avessero salvato la vita al vescovo Geronzio. Per tale motivo egli è variamente rappresentato nella città di Cagli con accanto una bianca oca.



Il corpo, raccolto dal Vescovo di Cagli, fu tumulato sul Monte Calleo dove fu eretta un'abbazia a lui intitolata. L'abbate di San Geronzio è uno dei protagonisti (insieme al Vescovo, al Priore della Canonica e alle maggiori casate cagliesi) dell'accordo con il quale nel secolo XII si costituisce il libero Comune di Cagli.



A San Geronzio oltre l'abbazia furono edificate: la chiesa sul luogo del martirio, una chiesa nella zona del Tarugo, la chiesa del convento dei Padri Cappuccini e l'altare del Comune nella Basilica Cattedrale di Cagli.



Il cenobio benedettino fu unito nel 1290 alla Mensa vescovile per volontà di papa Niccolò IV negli anni del forte impegno del pontefice per la riscotruzione e traslazione della città di Cagli avvenuta a partire dal 1289 su disegno di Arnolfo di Cambio. Nel "Liber appassatus" del contado di Cagli del 1339, i beni intestati al cenobio sono, però, già ridotti a poca cosa, segno di un'avanzata incorporazione. Infine negli elenchi di chiese del 1468 non vi sono più beni riferiti al cenobio. Ormai in stato di abbandono il complesso abbaziale con il relativo colle viene ceduto per l'edificazione di un'avanzata Rocca romboidale (collegata alla sottostante città tramite il Torrione e l'ancor esistente "soccorso coverto") ideata da Francesco di Giorgio Martini per volere del duca Federico da Montefeltro. La Rocca (in costruzione nei primissimi anni Ottanta del XV secolo) è parzialmente smantellata del 1502 durante gli eventi legati alle mire espansionistiche del Valentino figlio di papa Alessandro VI. Nel 1565 si dispone la costruzione di un convento dei Padri Cappuccini che sarà eretto nel giro di pochissimi anni sul colle ove un tempo sorgeva l'abbazia di San Geronzio. A ricordo di ciò la chiesa conventuale cappuccina fu dedicata al santo protettore della città di Cagli (festeggiato il 9 maggio).



Il mistero della sparizione del corpo di San Geronzio è stato di recente svelato dallo storico Alberto Mazzacchera che nel 2006 ha scritto: "come riferito dall'annalista Saxo, le reliquie del Santo furono acquisite dal vescovo Otger di Speyer il 19 luglio del 963 e portate a Magdeburg dove furono depositate il 21 settembre dello stesso anno. Ciò avvenne durante il passaggio, lungo la consolare Flaminia, dell'imperatore Ottone I di Sassonia al quale evidentemente non doveva essere facile resistere".

ore 17.00 S. Messa in Cattedrale per la Festa del Patrono S. Geronzio a Cagli.
Seguirà la consueta processione fino alla chiesa di San Geronzio.
Sarà presente il Vescovo.

NONA SINFONIA IN ENNE

La nona di B e e t h o v e N1 2 3 4 5 6 7 8 9

Timida e discreta inquilina del dizionario, la enne. Démodé come oggi lo sarebbe un colletto inamidato di Guido Gozzano, egualmente incuriosisce. A partire da come la si scrive per esteso. Composta della medesima vocale e consonante ripetute, sembra imbarazzarsi nell’accettare le lettere messele gentilmente a disposizione dal vocabolario. Una sorta di signorina Felicita arrossita come rosolio dinnanzi al debordante vassoio dei biscotti che le vengono offerti. Per nulla crepuscolare e tanto meno decadente è però l’occhio dell’ enigmista che osserva la enne. A scorrerla all’incontrario essa si legge allo stesso modo. E’ dunque parola palindroma. Dal greco pàlin (all’indietro) e dròmos (corsa). Se non fosse un campione di ritrosia, la si potrebbe sminuire un poco nel dire che il suo è un destino in comproprietà con la elle, la emme, la erre e la esse. Ma non per questo la s’inflazionerebbe. Immaginiamocela, allora, una bella enne scritta su un foglio. Preferibilmente in carattere maiuscolo. Considerandola una sola enne, la si potrebbe definire “sol enne”. E dunque trasformala nella parola “solenne”. Ma, a guardar meglio, affondando il pugnale fino al manico, ci si potrebbe avventurare fino a “Messa sol enne” (è posta dove la vediamo una enne e nient’altro). Che è addirittura una frase. Icastica quanto la si voglia, ma compiuta. Ma, benedetto iddio, che c’azzecca Josif Vissarionovic Dzugasvili con la enne? Il fatto è che quella lettera padrona del foglio potrebbe suggerirci l’espressione: “Sta lì N”. Le cui lettere, cucite in una unica parola come le medaglie sul suo cappottone all’altezza del petto, ci pongono davvero al cospetto del terribile Stalin. E poco c’importa se poi lui riderà glacialmente sotto i baffi. Anzi, baffoni. Dai freddi e spaziosi palazzi del Cremino alle polverose tende della steppa sconfinata ce n’è anche per Attila. Un altro che te lo consiglio. Ebbene, ci sono due vecchietti siciliani, più improbabili che eccentrici, i quali, relegata in soffitta l’immagine di Leone I a cavallo con tiara e pastorale, inneggiano al flagello di Dio al pari di molti paesi d’Europa (Ungheria, Turchia, Islanda e Scandinavia) che ancor oggi gli nominano neonati e strade. Basta rifarsi al brano che segue, dove le enne, seppur diluita fra 38 vocali, la fa da padrona assoluta del campo: “Nonnino Enea (à un neo nano!) e nonnina Anna (à una iena non nana!) ànno un inno unno a Enna”. 30 enne in una frase di 30 consonanti, non è male in quanto a potere assoluto! Addentriamoci adesso in un vaporoso e maleodorante laboratorio chimico per considerare che N potrebbe intendersi come la metà di NO. E dunque “metà NO”. E, insomma, “metano”. Ma identico ragionamento vale per la O. Se ne deduce che partendo indifferentemente da un atomo di azoto (simbolo chimico N) o di ossigeno (simbolo chimico O), si giunge ad un atomo di carbonio e quattro d’idrogeno. Che significa un’auto a metano con targa CH4 (la formula dell’idrocarburo in questione, per chi non sapesse). Come a dire che da Avogadro a Proust, passando per Lavoisier, Gay-Lussac e Dalton, è un tutto da rifare di bartaliana memoria! Non sarà invece che è Edipo a non raccontarla giusta? E allora, che ne direste di togliergli il sottile camice bianco, strapparglielo di dosso se occorre, e mettergli piuttosto una solida camicia di forza? Una nota per concludere. Anzi, tante note. E tutte musicali. La enne è la nona lettera della parola “Beethoven”. Contare per credere. E dunque è anche la “Nona di Beethoven”. Beh, confessatelo, una sinfonia in enne non l’aveva mai sentita e tanto meno ascoltata nemmeno quell’antipatico melomane di vostro cugino, non è vero?

Leone Pantaleoni*
*Enigmista

sabato 3 maggio 2008

UN INEDITO ‘VACCABOLARIO’ TRECCANI DESTINATO – MANZONI DOCET - A QUATTRO GATTI, DOVE I LEMMI SONO INVECE DILEMMI


ARCIGNO? LO ERA ROSSINI
QUANDO NON GLI GIRAVA


Se l’ “addiaccio” è un addio più brutto che triste, se l’”apostolo” è un discepolo maniaco dell'ordine e se “arcigno” era Rossini quando non gli girava, c’è qualcosa di strano nell’aria. Non l'aria della cavatina del genio di Pesaro, beninteso, ma nel vocabolario. E “Atollo”? Che fosse davvero il figlio di Atelle che aveva una talla di telle di tollo? Qui più che sciogliersi la lingua si liquefà il cervello. Inoltre, se “baccalà”, di due bacche poste sul tavolo, è quella più lontana e “balalaica”, in veneto 'se capise', è bugia detta da chi non fa parte del clero, le cose non volgono al sereno (anche nel senso di per niente tranquillo). Scartabellando, ci s’imbatte nel “ghiottone”. Il mustelide dal nome scientifico “Gulo gulo” che se lo pronunciasse Biscardi ci sarebbe di che ricorrere al MOIGE, il Movimento Italiano Genitori? Macchè! Si tratta della lega composta da ghirame e ghizinco. E a proposito di movimenti, lo sapevate che il “gollismo” e quell’azione convergente di più tifosi del calcio, volta a combattere gli zero a zero?. Come a dire "Quelli che il calcio … senza reti fa schifo". Se credete che “piegare” sia l’infinito d’un verbo che equivale a modificare la forma piana e rettilinea d’un oggetto, prendereste una cantonata, pardon, una brutta piega, perché “piegare” sono le dispute d’una sorta d’olimpiade dello Stato del Vaticano. Ora et la gara, per capirci. Si dice che il mattino ha l’oro in bocca, che l’oro nero è il petrolio e che dal petrolio si ricava la benzina. Bene, vi siete mai svegliati al canto del “gallone”? Ma sì, quel grosso gallo che fà "coccorocò". E “indù”? Ci scommettereste una rupia bucata che a Calcutta è il numero minimo di litiganti? Adesso spostiamoci un po’ più a est per imbatterci in “salmone”. No, non parliamo di quel pesce che risale eroicamente la corrente per deporre le uova e morire. Quell’oncorhynchus che in Québec chiamano “chinook” o “steelead” e i francesi – sempre coloriti loro! – “Truite onc en ciel”. Ci riferiamo al corpaccione sudaticcio del lottatore di Sumo appena schiattato dopo un combattimento. Pace all’animona sua. Restando fra gli occhi a mandorla, “samurai” è la loro tivù nazionale. A proposito di mandorla, che ne dite di quella essiccata, a forma ovale arrotondata che contiene un olio aromatico? Quella che viene anche detta lo stupefacente dei poveri? Tagliando corto, non occorre grattugiarla la noce moscata, era di essa che parlavamo, per accorgersi che in realtà è una notte insonne in un albergo di Madrid a causa d’un dannato moscone che non la smette di ronzare e vellicare la nostra pelle con le sue zampette. Incubo dai mille occhi, tanti dicono ne abbia l’insetto che non ne fa chiudere uno all’uomo. Lemma dopo lemma si va a sbattere in “tinozza” col rischio di rovesciarla. Beh, sappiate che non è quel recipiente che si mette sotto il tino per raccoglierne il liquido che esonda. Niente affatto. E’ invece il sacerdote che celebra uno sposalizio. E precisamente il tuo. E “tycoon”? Non è il semisconosciuto termine che condensa in poche lettere il magnate dell’economia e dell’industria, ma l’assai meno prosaica parte anatomica del bassoventre dove mai, e si sottolinea mai, vorrebbe prendere la pallonata il calciatore in barriera. Per oggi sospendiamo la rassegna con “sospensione”. Che non vuol dire il banale fatto di appendere e nemmeno lo spettacolare tiro del cestista che si solleva da terra come una gazzella. Bensì il disperato acronimo di “Save Our Souls” (“Salvate le nostre anime”) lanciato dall’ex lavoratore che deve restare a galla con tre, quattrocento euro mensili. Sì, questo nostro “Vaccabolario” dai lemmi che sono piuttosto dilemmi non è degno della Treccani. E forse – Manzoni docet - nemmeno di quei quattro gatti che avranno l’ardire di consultarlo.

http://dentroilmondodileonedacagli.blogspot.com/2008/03/il-vaccabolarietto-di-leone-da-cagli.html

Leone Pantaleoni*
*Enigmista